Unibo Magazine

Il Diplodocus che accoglie sulla porta i visitatori del Natural History Museum di Londra è sicuramente noto a molti. Pochi invece sanno che Dippy, come lo chiama lo staff del Museo britannico, copia a grandezza naturale dello scheletro di un imponente quadrupede erbivoro del tardo Giurassico (l’originale è al Museo di Storia naturale di Pittsburgh in USA) ha altri 10 fratelli in giro per il mondo, che proprio l’anno scorso hanno festeggiato i loro primi 100 anni. Uno di questi abita dal 1909 al Museo Capellini di via Zamboni 63. Come mai? Niente è per caso, verrebbe da dire, visto che abbiamo a che fare con la scienza. A Bologna infatti fu "inventata", da Ulisse Aldrovandi, la parola "Geologia", e sempre a Bologna operò Giovanni Capellini. Sono almeno tre le invenzioni che si attribuiscono a questo "genio dell’organizzazione", come lo definisce Gian Battista Vai. Oltre a quelle importanti per la storia del nostro Ateneo (la celebrazione dell’VIII centenario e del Museo Aldrovandiano), anche quella del Congresso geologico internazionale, una sorta di olimpiade della geologia che fece tappa a Bologna per la sua seconda edizione, quella del 1881. Dieci anni prima invece Bologna, grazie a Capellini aveva ospitato il V Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche. E in quell’occasione nacque anche il Museo.

Sono mediamente 12-14 mila i visitatori che ogni anno varcano la soglia del Capellini. Per lo più scolaresche (delle scuole elementari e medie), che rimangono a bocca aperta davanti al fratellone di Dippy (l’originale, quello di Pittsburgh, soffriva persino di osteoporosi, ci spiegano). Ma se il dinosauro lungo 25 metri è sicuramente la visione più d’effetto, non mancano tanti altri reperti, molti dei quali preziosissimi per gli studiosi. Le teche, "tutti arredi originali del tempo di Capellini, custodiscono infatti – spiega Vai - una delle collezioni più ampie e meglio conservate al mondo". Balene e mastodonti (antenati degli elefanti) ritrovati rispettivamente in Emilia-Romagna e in Piemonte, a testimonianza dell’evoluzione dell’ambiente naturale, ma anche pescecani che presentano lo stesso aspetto di quelli attualmente in circolazione. Sirenidi (antenati dei Lamantini), cicadee (simili ad ananas), ma anche felci e foglie rare. E una delle più ampie collezioni di tipi di vertebrati (con esemplari dal 1600) che servono agli studiosi come "raffronto" per i propri studi.

Un’escursione davvero affascinante come sanno esserlo quelle in cui si perdono i confini tra storia e le scienze. Ma per chi vuole un assaggio mediato del museo ecco due visite un po’ particolari. La prima è un cortometraggio (che presto i visitatori potranno vedere e acquistare), con la regia e soggetto di Carlo Sarti, in cui un austero e silenzioso Capellini (interpretato dal Prof. Adriano Ferrari, docente in pensione dell’Ateneo) va alla scoperta del suo museo. E per chi invece preferisce il web c’è anche il tour virtuale. "Il museo – racconta Gian Battista Vai, sta realizzando un tour virtuale di tutte le proprie sale (al momento ne sono pronte 2)". Due in questo caso i ciceroni che sono a portata di mouse. Ancora Capellini per gli adulti e un simpatico Cavernicolo invece per i più piccoli. Il tutto con immagini, didascalie e possibilità di scegliere interattivamente i particolari che catturano di più l’attenzione.