Affacciato sulle coste del Mar Nero, il Parco archeologico di Yailata e Capo Kaliakra presenta un connubio storico di grande interesse: importanti testimonianze di culture nomadiche ricondotte dagli archeologi bulgari al mondo sarmatico e quindi iranico, relative ad un periodo compreso tra il II ed il V sec. d.C., si affiancano alle tracce dell’intensa occupazione tardo-romana e proto-bizantina legata al controllo militare del territorio.
Un patrimonio archeologico di inestimabile valore che il Museo di Kavarna, da cui il Parco dipende, non può valorizzare in maniera adeguata per mancanza di risorse umane e finanziarie, ma che intende salvaguardare sottolineando la sua importanza culturale mediante la collaborazione con un’istituzione straniera.
Ecco dunque delinearsi l’intervento del polo ravvennate di Beni Culturali dell’Alma Mater, in grado di portare le competenze specialistiche richieste nell’ambito dell’archeologia iranica, dell’archeologia tardo-antica e dell’antropologia fisica.
Una visita condotta nell’estate 2003 dal Preside della Facoltà, Prof. Antonio Panaino, dal docente di Archeologia iranica, Prof. Pierfrancesco Callieri, e dal docente di Archeologia tardo-antica, Dr. Max David, ha permesso di concordare con il direttore del Museo di Kavarna, Dr. Assen Salkin, un programma quinquennale di indagini congiunte, volto ad uno studio globale delle testimonianze archeologiche nel Parco di Yailata e di Capo Kaliakra basato sull’applicazione di moderne metodologie di indagine e con un impegno costante per la conservazione delle strutture e dei materiali portati alla luce.
Le ricerche dovranno svolgersi nell'ambito di un accordo con l'Istituto di Archeologia dell'Accademia delle Scienze di Bulgaria, in corso di approvazione.
Relativamente alla presenza nomadica delle popolazioni iraniche sono previste una serie di prospezioni geofisiche in alcune delle necropoli all’interno del parco archeologico, alle quali dovrebbe seguire un’attività di scavo parallela a studi di carattere antropologico. Contemporaneamente, l’indagine sulla presenza tardo-romana e proto-bizantina verrebbe a svilupparsi mediante una ricognizione territoriale, quindi lo scavo di una trincea nella fortezza di Yailata. Le ricognizioni verrebbero inoltre completate nel tratto di mare della baia di Yailata da ricerche subacquee, rilevanti per la certezza dell’inabissamento di un tratto della costa in seguito ad eventi tettonici.
Un impegno, quello dell’Alma Mater, importante anche per la stessa sopravvivenza e la salvaguardia del Parco Archeologico, posto in un’area costiera di grande appetibilità per lo sviluppo edilizio turistico; grazie al ritrovato interesse e allo spessore internazionale della ricerca, questo raro patrimonio storico, testimone di due grandi civiltà, sarà tutelato dalle speculazioni come risorsa culturale nazionale.