"L’eden è quello in cui ognuno può ascoltare se stesso e i suoni del mondo. L’eden è il mondo in cui è possibile ascoltare i suoni che la mente produce, ovvero i pensieri che si annunciano parlando. E se poi si possono ascoltare anche i suoni del mondo, come i canti degli uccelli, è meglio ancora". L’eden sonoro è questo per Paolo Gozza, il musicologo dell’Università di Bologna che assieme alle colleghe Giuseppina La Face Bianconi e Carla Cuomo svolge da anni ricerca sull’inquinamento musicale. Il loro cammino era partito nel 1998 con una conferenza realizzata in collaborazione con il Saggiatore musicale su "La musica come disperazione". Poi fu la volta di un seminario quadriennale, a cui seguì nel 2002 il convegno internazionale Musica urbana: il problema dell’inquinamento musicale, di cui Clueb ha pubblicato gli atti raccolti da Carla Cuomo.
"Intitolammo una giornata Musica come disperazione – spiega Cuomo – per riflettere su tutte quelle situazioni in cui la musica viene diffusa al di là della nostra volontà, tutte le volte in cui si è costretti, in pubblico o nel privato, a subire la tirannia del suono". Raymond Murray Schafer era stato uno dei primi a stigmatizzare questa situazione, sempre più comune a partire dal ‘700 e dalla rivoluzione industriale. "Perché le orecchie – scrisse Schafer – non hanno palpebre". Il suono arriva ovunque, dicono i fisici, e la sua percezione è olistica, precisano i medici. Tanto che il legislatore, intervenuto in materia nel 1995 con una legge all’avanguardia ma frequentemente disattesa, ha riconosciuto all’inquinamento acustico anche la possibilità di produrre danni esistenziali.
"La nostra giornata di studi – racconta Cuomo – fu la prima volta in cui sull’inquinamento sonoro da musica rifletterono congiuntamente musicologici, psicologi, pedagogisti, giuristi, medici, ingegneri, fisici e fisiologi". "Siamo convinti – spiega infatti Gozza – che occorra abbandonare ogni atteggiamento settoriale per riuscire a comprendere perché i giovani d’oggi hanno paura del silenzio, perché insomma si sia rotta quell’armonia tra momenti di rumore e momenti di silenzio indispensabile per una società aggregata".
Il testo con gli atti del 2002 e il master in ecologia del suono saranno presentati congiuntamente venerdì 20 ottobre nel corso di un convegno ospitato nell’Auditorium di via Azzo Gardino 65/a. Un ampio spettro di professionalità tornerà a confrontarsi sul tema dell’inquinamento sonore da musica. "Il problema è complesso – conclude Gozza – ma la prima soluzione è pensare le cose. Noi abbiamo incominciato a farlo, con la convinzione che l’educazione all’ascolto sia la miglior forma di tutela preventiva". E nel 2007 proprio il prof. Gozza dirigerà il primo master europeo in ecologia del suono. Un master fortemente voluto da Alessandro Cocchi, docente di ingegneria ed esperto di acustica degli spazi per l’ascolto: "E’ infatti chiaro – afferma Cocchi, che curerà parte della didattica – che non ci si può occupare di acustica solo parlando di ingegneria".