Unibo Magazine
Carenza di servizi e alloggi, risorse insufficienti, scarsa mobilità internazionale con meno del 30% degli universitari che compie periodi di studio all'estero. Sono questi alcuni dei punti di crisi dell'università italiana che, negli ultimi anni, si è trovata comunque a far fronte ad un cambiamento globale che richiede una modifica dell'offerta formativa: lo studente in senso classico, infatti, non esiste più, in Italia come negli altri Paesi europei. 
E' l'analisi fatta oggi da vari esperti del settore - tra i quali il presidente del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario Giuseppe De Rita, il sottosegretario all'Istruzione Stefano Caldoro e il direttore dello European council for student affairs, Dieter Schaferbarthold - in occasione della presentazione del rapporto internazionale Euro-Student sulle condizioni di vita e studio degli studenti universitari europei.
L'università italiana risulta sempre più differenziata a livello territoriale e regionale e la competizione è ormai condizione inevitabile. Ma la vera rivoluzione riguarda lo stesso prototipo dello studente. Lo studente "tradizionale, che si dedica a tempo pieno all'università - ha affermato De Rita - quasi non esiste più e arriva al 25% in tutti i Paesi europei. Il resto, il 75%, è gente che studia e lavora. Cioè, lo studente moderno non è più quello di una volta e diventa sempre più poliedrico e anche confuso nelle sue motivazioni ". Ma anche l'università è cambiata, ha aggiunto, e "aumenta l' offerta, con oltre 3.000 lauree triennali. Ma l'errore - secondo De Rita - è quello di pensare di differenziare sempre più l'offerta con il differenziarsi del popolo degli studenti; penso che fra qualche anno bisognerà ricompattare l'offerta, perchè l'eccessiva differenziazione - ha precisato - crea confusione e incertezza ". Ma l'università è anche sempre più "di massa e diminuiscono le differenze tra i ceti sociali. Questo incide sull'offerta degli atenei - ha detto De Rita - ed i corsi di laurea tendono ad essere influenzati dai trend sociali ". Nella comparazione europea, ha rilevato Caldoro, "mentre per alcuni aspetti l'università italiana tende ad armonizzarsi con quella degli altri Paesi europei, per altri restano le distanze". Il governo sta però attuando misure mirate a colmare tale "gap": dal nuovo piano per le residenze universitarie allo stanziamento di ulteriori risorse per iniziative innovative di diritto allo studio proposte dalle Regioni. Il mondo e gli studenti cambiano e anche l'università deve cambiare: "C'è bisogno di nuove idee - è l'opinione di Schaferbarthold - e se oggi in Europa il 75% della popolazione universitaria è composta da studenti lavoratori, ciò significa che l'università deve essere modificata e adeguata alle nuove esigenze. L' biettivo - ha concluso - è anche costruire uno spazio europeo dell'istruzione universitaria, favorendo i processi di mobilità, entro il 2010".