Unibo Magazine

Si è chiusa a Bologna il 12 marzo EURODOC 2006, sesta conferenza (e prima italiana) dell’European Council of Doctoral Candidates and Junior Researchers, consiglio europeo dei Dottorandi, Dottori di Ricerca e Giovani Ricercatori. La manifestazione, patrocinata dall’Università di Bologna, è stata organizzata dall’ ADI (Associazione dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani), e per 3 giorni ha fatto incontrare e dibattere esponenti della Commissione Europea, industriali, responsabili dell’accademia e giovani ricercatori sul problema quanto mai attuale del trasferimento di conoscenze e competenze dalle Università alle Imprese.

Ad aprire la conferenza e fare gli onori di casa sono intervenuti il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, il Pro Rettore Vicario Prof. Luigi Busetto, i Presidenti di Eurodoc, Dr. Francis Vella, e di ADI-Bologna, Dott. Francesco Mauriello, e, con un messaggio, il Presidente della Repubblica.

I relatori della conferenza hanno rappresentato ad altissimo livello tutti gli attori del processo di trasferimento delle conoscenze.  In ambito industriale sono stati  presenti STMicroelectronics (con il Corporate Vice President e Presidente della STMicroelectronics Foundation Carlo Emmanuele Ottaviani), Finmeccanica (con Alberto Sarti, VP Direzione Tecnica e coordinatore Comunità Sicurezza) e Confindustria (con Paolo Annunziato, Direttore del Settore Ricerca e l’Innovazione); in ambito accademico hanno presenziato rappresentanti delle Università di Bologna e di Camerino; in ambito internazionale hanno offerto il loro contributo Direttori e Funzionari della Commissione Europea (tra cui Odile Quintin, responsabile del Direttorato Generale per l’Educazione e la Cultura, Raffaele Liberali, Responsabile di Fattori Umani, Mobilità e Azioni Marie Curie al Direttorato Generale per la Ricerca e Sieglinde Gruber, ancora nel Direttorato Ricerca), nonché il Presidente della European Science Foundation prof. J. P. Connerade. Infine a livello nazionale e territoriale hanno partecipato il Direttore Generale di ASTER, dr. Paolo Bonaretti, ed esponenti di vari organismi pubblici e privati che si occupano a vario titolo dei rapporti tra enti di ricerca ed imprese.

Nel congresso è stata ribadita la necessità di riconoscere nella produzione di conoscenza la forza trainante di un’economia sviluppata, quale quella europea vuole essere.  Al centro del dibattito la figura del Dottore di Ricerca, formato in Italia dalle Università con tre anni di studio e ricerca a cui possono accedere solo giovani selezionati tra i migliori già in possesso della laurea specialistica. A conclusione è emerso come nell’economia moderna il Dottore di Ricerca sia la figura professionale che più di ogni altra è in grado di collegare in modo sistematico le Università e le Imprese.

Secondo il Presidente dell’ADI, Alessandro Fraleoni Morgera, la causa del problema di scarsa innovazione e competitività che affligge il nostro sistema Paese è da ricercarsi nella declinante passione per la ricerca che coinvolge il mondo produttivo italiano: "L’ammontare totale della spesa per ricerca in Italia corrisponde a circa l’1.1% del PIL, quindi molto inferiore a quello delle nazioni più avanzate. In più, l’Impresa italiana non ha abbastanza fiducia nel ritorno economico degli investimenti in ricerca e sviluppo. Se si analizza la composizione di questa spesa, si osserva che lo Stato contribuisce per due terzi, mentre il rimanente terzo è sostenuto dalle imprese. Nella maggior parte degli altri Paesi industrializzati questo rapporto è totalmente invertito, ovvero i due terzi delle risorse spese in ricerca e sviluppo sono forniti dai privati, e solo un terzo dallo Stato."

Sempre secondo Fraleoni Morgera, oltre ad aumentare gli investimenti privati in ricerca, è fondamentale introdurre nelle aziende competenze formate per gestire l'innovazione: "trattare male o in maniera semplicistica o ingenua problematiche complesse come il rapporto con gli atenei o gli enti pubblici di ricerca, la creazione di reti di ricerca, la gestione della proprietà intellettuale, rischia di essere peggio che non trattarle affatto, di bruciare fiducia e creare pregiudizi. Al contrario, deve crescere una cultura della Ricerca e della valorizzazione della conoscenza. In Italia esiste la figura del Dottore di Ricerca (equivalente al titolo di PhD, di cui va fiera la classe dirigente anglosassone), che pochi conoscono al di fuori dell’Università, ma che è esattamente la professionalità necessaria per gestire il processo dell’innovazione dall’interno delle aziende.

Al momento i Dottori di Ricerca trovano impiego principalmente nelle Università e nei centri di ricerca come CNR, ENEA, ecc, ed in misura minore nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola, ma un loro utilizzo nelle aziende sarebbe senz’altro salutare per aumentare la capacità d’innovazione del nostro Paese. Purtroppo, le istituzioni italiane sono bravissime a nascondere i propri gioielli, e le figure professionali con il più alto livello di formazione che lo Stato italiano oggi può garantire sono certamente tra i capitali più misconosciuti di cui il nostro Paese disponga. E quando parliamo di gioielli, possiamo farlo a ragion veduta: secondo i nostri calcoli, ogni Dottore di Ricerca formato costa alla collettività, a partire dalle scuole elementari, circa 500.000 Euro, un miliardo delle vecchie lire. Iniziative come Eurodoc 2006 nascono appunto dalla necessità di promuovere e diffondere una maggiore consapevolezza di questa figura professionale presso l’opinione pubblica."