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Faustino Malaguti fu noto e apprezzato chimico nel XIX secolo. Insegnante e studioso, le sue pubblicazioni ebbero grande successo e ampia diffusione. La sua figura, anche in virtù di una vita in parte travagliata che lo ha costretto a rifugiarsi in terra francese, è però poco nota in Italia.

L'ultimo numero della rivista Sapere (anno 72°, numero 6, edizioni Dedalo) ospita un articolo di Marco Taddia, docente presso il  Dipartimento di Chimica "G. Ciamician", intitolato "Un esule magnifico", che si propone di colmare questa lacuna, raccontando la vita e la fruttosa carriera scientifica del chimico italiano.

Nato il 15 febbraio 1802 a Pragatto, una piccola frazione del Comune di Crespellano, Faustino Giovita Mariano Malaguti, si trasferì presto a Bologna, assieme alla famiglia. Seguì con successo le orme del padre farmacista, tanto da diventare in breve tempo assistente nella Clinica Medica dell'Università e, successivamente, incaricato dal governo pontificio come Delegato di Sanità alla Dogana. Ma i rapporti di Malaguti con la lo Stato della Chiesa furono per lungo tempo travagliati e conflittuali: sarà proprio lo scontro con l'autorità centrale romana a sancire il suo esilio in Francia.

Già nel 1827 si hanno notizie di un suo arresto per sovversione, ma è con i moti del 1831 e l'attiva partecipazione del giovane Malaguti alla Rivoluzione che coinvolse Bologna e le città limitrofe (divenne segretario del ministro di Polizia del nuovo Governo) che la sua vita subì un brusco cambio di direzione. La Storia racconta infatti di come il tentativo rivoluzionario fu soffocato dall'intervento delle truppe imperiali e, nonostante la concessione dell'immunità, gran parte di coloro che ebbero partecipato ai moti, compreso Faustino Malaguti, presero la via dell'esilio.

Quasi a sottolineare ancora di più la frattura che stava nascendo tra Malaguti e la sua terra natale, anche il viaggio in nave verso la Francia fu segnato da grandi difficoltà. I 96 profughi a bordo del piccolo scafo chiamato Isotta furono traditi dal capitano dell'imbarcazione, che li consegnò agli austriaci. La prigionia si protrasse per diversi giorni, prima a Venezia, poi a Civitavecchia, fino alla delibera di papa Gregorio XVI che decise per il definitivo esilio di Malaguti.

In Francia, Faustino Malaguti riprese gli studi e presto si laureò in Scienze alla Sorbona. Poco dopo, già naturalizzato francese, vinse il concorso per la cattedra di chimica a Rennes. Qui, impegnato in una fruttuosa carriera universitaria, equamente divisa tra ricerca scientifica e apprezzati metodi didattici, trascorse il resto della sua vita. Morì il 26 aprile 1878.

Stimato dai suoi colleghi e autore di numerose opere tra cui manuali per l'insegnamento della chimica che si diffusero e circolarono ben oltre i confini francesi, studioso appassionato che scrisse "Quegli che giunge con la propria industria a far crescere due fili d’erba, laddove ne cresceva uno solo, ha ben meritato dalla patria", Faustino Malaguti è un personaggio da riscoprire. L'articolo del Prof. Marco Taddia è un passo importante in questa direzione.