Unibo Magazine

Con il termine "found footage" si fa riferimento a tutte quelle pratiche nelle quali il montaggio diviene il principio esclusivo della creazione filmica. La rassegna CIMES - Progetti di cultura attiva dedica al tema il progetto "Film che producono film": una rassegna cinematografica (al Lumière, dal 18 al 20 aprile, ore 20) e un convegno (ai Laboratori DMS, 19 e 20 aprile, ore 10-19) che si concluderà  venerdì 20 (ore 15,30) con l’incontro con le autrici e cineaste Alina Marazzi (regista), Ilaria Fraioli (montatrice) e Bridget Baker (artista sudafricana).

La rassegna cinematografica
La rassegna propone una selezione di alcune delle più graffianti opere di cineaste come Abigail Child, Cécile Fontaine, Lana Lin, Louise Bourque, Peggy Awesh, Naomi Uman, Cathy Joritz
. Spesso costruiti sulla destrutturazione ironica, a volte feroce, degli stereotipi di genere diffusi e alimentati dai media, i loro film sono testimonianze dello straordinario potenziale critico del montaggio cinematografico.

La rassegna documenta l’importante presenza femminile nel cinema sperimentale basato sul riuso di immagini. Poste ai margini delle gerarchie di potere nell’industria mainstream, le donne hanno trovato nella sala di montaggio una "stanza tutta per sé" da dove partecipare alla storia del cinema. La pratica del found footage ha permesso a queste donne "senza cinepresa" di farsi creatrici in prima persona, dando loro la libertà di esprimersi in un lavoro che somiglia un po’ al "taglia e cuci" delle sarte. Completa il programma (venerdì 20 alle 20) la proiezione del film "Vogliamo anche le rose", di Alina Marazzi. La regista sarà presente in sala e introdurrà la visione.

Il convegno
Gli interventi del convegno metteranno a fuoco le poetiche di alcuni autori/autrici tra i più rappresentativi del cinema di found footage
. Se gli studi hanno privilegiato l’interpretazione del fenomeno dal punto di vista teorico, le scelte estetiche, linguistiche e comunicative dei singoli cineasti raramente sono state oggetto di indagine. Si tenterà di verificare se e fino a che punto sia possibile parlare di vere e proprie poetiche nel lavoro di cineasti che scelgono programmaticamente di confondere il "proprio" con l’"altrui", di rinunciare alla creazione di immagini in favore del prelievo e del riuso e di far coincidere la posizione dell’autore (o autrice) con quella dello spettatore.

I lavori si concluderanno con un evento speciale, venerdì 20 alle 15,30: un incontro a più voci con la regista Alina Marazzi, la montatrice Ilaria Fraioli e l’artista sudafricana Bridget Baker (in residenza a Bologna presso Nosadella.due). Le cineaste rifletteranno sulle sfide del cinema di solo montaggio e del lavoro d’archivio sollecitate dalle studiose Sandra Lischi (Università di Pisa), Barbara Grespi (Università di Bergamo) e Veronica Pravadelli (Università Roma 3).