Unibo Magazine
"Tenete giù le mani dai bambini" è il grido d’allarme lanciato da Franco Frabboni, preside della Facoltà di Scienze della Formazione, reduce da un convegno su infanzia e Tv che ha fatto emergere dati allarmanti sull’immaginario delle nuove generazioni. Il 22% dei ragazzi crede che il paradiso sia dove si beve il caffè e l’81% dei bambini tra i 6 e i 13 anni implora i genitori di acquistare le merendine della pubblicità. Del resto, bastano due ore al giorno di Italia1 nella fascia pomeridiana per sciropparsi in un anno circa 35 mila spot. "E lo spot – riflette Frabboni – ha una sua qualità estetica, ma interrompe le narrazioni in cui si inserisce e provoca una specie di elettroshock".

Il convegno di martedì all’auditorium Dams, "Infanzia e nuovi scenari Tv", aveva come sottotitolo "50+1, il cinquantennio della Rai", strizzando l’occhio a una ricostruzione storica dell’immaginario costruito dalla Tv dell’infanzia. "Dalla stagione d’oro dei programmi per bambini della Rai – racconta il preside – si è passati alle prime difficoltà del duopolio, sino ad arrivare alla stagione dell’unico padrone. Il pubblico dei più piccoli è visto ora come la gallina dalle uova d’oro: interessa il loro consumo, non la loro formazione".

Un esempio? Frabboni cita le serie di cartoon giapponesi. "Sono ben fatte, attirano il pubblico – dice – ma è un materiale deantropologizzato. E’ un immaginario giallo che non è il nostro. I bambini meriterebbero invece programmi pensati per loro, hanno il diritto di avere prodotti vicini al mondo fiabesco e fantastico che è loro proprio".

Il forum bolognese è stato il primo passo di un progetto per la costruzione di osservatori per il monitoraggio della produzione televisiva dei più piccoli che vede coinvolte, oltre a quella di Bologna, le facoltà di scienze della formazione di Bolzano, Foggia e Urbino. "Ci saranno – spiega Frabboni - metalaboratori universitari che forniranno strumenti di misurazione per dare delle pagelle ai programmi per l’infanzia. Ma vogliamo costruire anche dei laboratori di quartiere e coinvolgere in gruppi di ascolto sindaci, famiglie e ovviamente ragazzi. Vogliamo un raffronto dal basso, bottom-up, come dicono gli americani".

Il sindaco Sergio Cofferati a Bologna ha già dato la disponibilità a coinvolgere nel progetto alcuni quartieri cittadini, ma nel frattempo qual è la "medicina" contro spot così invadenti, qual è la pillola per evitare che la Tv sia interiorizzata come una verità assoluta? "I genitori e gli insegnanti – conclude il docente - hanno gli strumenti per una prima forma di disintossicazione: basta un dialogo, una battuta, un libro, basta dare ai ragazzi un altro tipo di ossigeno. Giocare in giardino con gli amici è già sufficiente per cancellare gli effetti dell’overdose di immagini elettroniche".