L’Europa fa fronte comune contro le malattie emergenti ad alto potenziale di trasmissione nell’uomo con il progetto Predemics, a cui parteciperà anche l'Università di Bologna in collaborazione con l'Azienda Ospedaliera Universitaria del capoluogo. Per rispondere alle epidemie verificatesi negli ultimi quindici anni, come la infezione da virus West Nile, la SARS, l’influenza H5N1 e H1N1, le autorità pubbliche sono state spinte a trovare soluzioni e sviluppare strumenti per prevenire i focolai e la diffusione di queste malattie "emergenti".
Il programma di ricerca si concentrerà sullo studio di 4 virus in particolare: influenza, epatite E, encefalite giapponese e flavivirus correlati (come quelli responsabili della malattia da West Nile virus) e lyssavirus, specialmente quelli che provocano la rabbia.
Il progetto Predemics intende determinare i fattori di rischio connessi ai virus, all’ambiente e all’ospite, in un’ottica interdisciplinare che vede coinvolte diverse figure di esperti europei in ambito biomedico. I dati saranno raccolti in un database disponibile per la comunità scientifica internazionale e saranno di supporto agli esperti per cercare di prevedere l’evoluzione di determinate malattie in ambienti potenzialmente a rischio.
"Si tratta di virus che superano le barriere di specie e si diffondono nell'ambiente. Per questo vogliamo capire come ciò accade studiando quattro modelli di infezione" afferma Vittorio Sambri, responsabile del gruppo di ricerca bolognese. "Sono microrganismi potenzialmente pandemici per cui è necessario lo sviluppo linee di ricerca e gruppi di lavoro integrati costituiti da medici e veterinari. Vogliamo applicare un approccio innovativo che comprende anche piattaforme di condivisione delle informazioni, alle quali potranno accedere anche ricercatori al di fuori del progetto".
Il gruppo di ricerca dell'Alma Mater è coinvolto negli studi sui flavivirus, in particolare su West Nile virus, da svariati anni e opera in collaborazione e col supporto del Servizio di Sanità Pubblica della Regione Emilia Romagna.
In dettaglio, il gruppo di ricerca bolognese si occuperà di studiare come le variazioni del genoma dei vari ceppi virali circolanti in Europa possano influenzare la patogenicità dello stesso e la risposta immune dei soggetti umani infettati.
"Questi progetti costituiscono delle grandissime opportunità per i ricercatori italiani – conclude Sambri – sia per la crescita e il raggiungimento di risultati eccellenti, sia per la mobilità e l’internazionalizzazione dei ricercatori".
La Ue finanzierà il progetto per 11,7 milioni di euro in cinque anni. Il progetto riunisce veterinari e ricercatori di sanità pubblica di 17 Istituti ed Enti di ricerca pubblici europei. Oltre all’Università di Bologna, gli altri Enti italiani che partecipano sono l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, l’Istituto Superiore di Sanità di Roma, la Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico di Torino e l'Istituto Nazionale Malattie Infettive "L.Spallanzani" di Roma.
Maggiori informazioni su: http://predemics.biomedtrain.eu