Giorno della Memoria: le iniziative dell'Università di Bologna
Tanti gli eventi promossi dall'Alma Mater per ricordare le vittime dell'Olocausto, tra cui la performance itinerante di Fanny & Alexander "Se questo è Levi", che apre il nuovo programma di "La via Zamboni", e lo spettacolo "La banalità del male", adattamento di Paola Bigatto del libro di Hannah Arendt, che inaugura la trentesima edizione de La Soffitta
L'Università di Bologna celebra il Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale con la quale ogni 27 gennaio si ricordano in tutto il mondo le vittime dell'Olocausto, con diversi appuntamenti, a Bologna e non solo, tra spettacoli, mostre e incontri.
Le tre tappe di Fanny & Alexander con "Se questo è Levi"
Il primo da segnalare è "Se questo è Levi", performance itinerante con la quale la compagnia Fanny & Alexander rende omaggio a Primo Levi, narratore inconfondibile dell'orrore dei campi di concentramento. Curato da Luigi De Angelis e interpretato da Andrea Argentieri, lo spettacolo indaga, sulla base dei documenti audio e video delle teche Rai, tre differenti opere di Levi, raccontate in tre diversi luoghi della zona universitaria. "Se questo è Levi" è infatti anche l'appuntamento di apertura della nuova edizione di "La via Zamboni", il programma di attività culturali realizzato da Comune e Università di Bologna per la valorizzazione il quartiere universitario bolognese.
La prima tappa, dedicata a "Se questo è un uomo", si terrà in un'abitazione privata, al numero 1 di via De Rolandis, in due repliche: la prima scatterà al tramonto, previsto per le 17,17, mentre la seconda è in programma per le 18. Alle 19, invece, sarà l'Aula Magna del Dipartimento di Chimica "G. Ciamician" dell'Alma Mater (Via Selmi, 2) a ospitare la seconda tappa, incentrata su "Il sistema periodico". Infine, alle 20,15, l'opera di Levi "I sommersi e i salvati" sarà raccontata nella Sala del Consiglio di Palazzo Malvezzi, in via Zamboni 13. L’ingresso agli spettacoli è gratuito, con prenotazione obbligatoria sul sito di "La via Zamboni".
In ognuna delle tre tappe, Andrea Argentieri vestirà i panni di Primo Levi, assumendone la voce, le gestualità, le posture, i toni, i discorsi in prima persona. Un incontro a tu per tu, in cui lo scrittore, a partire dal vincolo di verità che lo ha ispirato nelle sue opere, testimonia la sua esperienza nei lager con una tecnica di testimonianza lucidissima, di scrematura della memoria, con la trasparenza di uno sguardo capace di esprimere l’indicibile a partire dal perimetro apparentemente sereno della ragione. Ognuno dei tre luoghi in cui prenderà vita lo spettacolo esprime una domanda diversa in relazione alle tre diverse opere. Il rapporto più intimo tra Levi e la scrittura, la necessità vitale della testimonianza, il rapporto col padre e la famiglia, la sua appartenenza alla cultura ebraica; la relazione di una vita tra chimica e scrittura, la dignità del lavoro e la funzione comunitaria della letteratura, la necessità pubblica di un racconto che possegga la trasparenza scientifica di un processo chimico; il tema del giudizio, l’interrogazione sulla necessità della sospensione dell’odio a favore di una curiosità analitica entomologica.
"La banalità del male": Paola Bigatto rilegge Hannah Arendt
Ancora teatro e ancora grandi voci che hanno raccontato i protagonisti e l'orrore dell'olocausto. Sempre sabato 27, alle 21, sul palco dei Laboratori delle Arti dell'Alma Mater (Piazzetta Pasolini, 5/b), va in scena "La banalità del male", adattamento di Paola Bigatto dall’omonimo libro di Hannah Arendt. L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento dei posti. A partire dalle 20 si potrà ritirare uno dei coupon che danno diritto all'ingresso in sala.
Nel 1963 Hannah Arendt dà alle stampe "Eichmann in Jerusalem", più noto in Italia con il suo sottotitolo, "La banalità del male", un resoconto del processo al tenente colonnello delle SS Adolf Eichmann, tenutosi a Gerusalemme nel 1961. Eichmann, con il suo grigiore e il suo linguaggio burocratico, incarna l’uomo senza idee, più pericoloso dell’uomo malvagio. Il nuovo concetto di banalità del male rivoluziona le consuete categorie morali: la filosofa sarà così al centro di una polemica che ancora non si è esaurita. La sua scrittura, passionale nell’indignazione, raffinata nella speculazione, ha consentito di dar voce al saggio, trasformato in monologo: la professoressa Arendt, docente all’Università di Chicago nel 1963, ripercorre, in una possibile lezione, le condizioni del processo, le circostanze storiche, le considerazioni filosofiche. Una lavagna, una carta geografica, una cattedra: gli spettatori diventano allievi e testimoni dello svilupparsi del pensiero filosofico di questa indagine, agita sulla scena.
Protagonista dello spettacolo, che inaugura la trentesima edizione del ciclo La Soffitta, promosso dal Dipartimetno delle Arti dell'Alma Mater, sarà l'attrice, regista e drammaturga Paola Bigatto. Laureata in Filosofia, si è diplomata presso la Scuola Paolo Grassi di Milano. Ha recitato sotto la direzione dei maggiori registi italiani, in particolare Luca Ronconi, di cui è stata anche assistente presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dove tuttora insegna. È docente presso l’Accademia Teatrale Veneta, l’Accademia Nico Pepe, la Scuola dell’ERT.
Dal successo alla tragedia: la storia Arpad Weisz
Altro appuntamento da non perdere, è la mostra "Arpad Weisz dal successo alla tragedia", che resterà visibile al Museo Ebraico di Bologna fino al 18 marzo. L'ingresso è gratuito. L'esposizione, realizzata con il patrocinio dell'Università di Bologna, racconta la storia di Arpad Weisz, l'allenatore ebreo ungherese che tra il 1935 e il 1938 portò la squadra di calcio del Bologna a vincere per due volte consecutive lo scudetto e la prestigiosa Coppa del Torneo dell’Esposizione di Parigi nel 1937.
La vita di Weisz è raccontata attraverso le tavole del volume di Matteo Matteucci "Arpad Weisz e il Littoriale". Si parte dall’inaugurazione dello Stadio nel 1926, con la presenza di Mussolini, per arrivare fino agli anni nei quali la squadra del Bologna, all’epoca vincente in Italia e in Europa, è guidata dall’ungherese Arpad Weisz. Una carriera straordinaria, la sua, che si interrompe però bruscamente nel gennaio del 1939, quando a causa delle leggi razziali l'allenatore e la sua famiglia sono costretti a lasciare l'Italia. Inizialmente si trasferiscono a Parigi per poi spostarsi a Dprdrecht, in Olanda. Anche qui però le persecuzioni proseguono. Nell'agosto del 1942 la famiglia Weisz viene arrestata dalle SS e deportata ad Auschwitz. Nessuno di loro soprovviverà al campo di concentramento. Oltre alle tavole di Matteo Matteucci, si possono vedere in mostra fotografie e documenti inediti, oggetti e memorabilia legati a Weisz e alla sua famiglia, al Bologna Calcio e ad alcuni dei suoi protagonisti del tempo.
A Casoli, l'internamento civile nell'Italia fascista
Ancora per il Giorno della Memoria, sabato 27 gennaio, l'Università di Bologna, con il Dipartimento di Storia Culture Civiltà, partecipa anche ad un evento a Casoli, comune abruzzese che fu sede di uno dei campi di internamento istituiti dal governo fascista. Il Teatro comunale del paese ospiterà, a partire dalle 15, il convegno di studi "Memoria e internamento civile nell'Italia fascista": un momento di confronto storiografico attorno alle varie manifestazioni delle memorie e delle rimozioni repubblicane del ventennio fascista. La prima parte del programma si concentrerà sulle specificità del caso italiano, con l’intento di costruire un quadro di riferimento generale, all’interno del quale poi discutere i vari casi studio della seconda sezione, il cui focus sarà il sistema di internamento fascista.
Ripensare la liberazione dei campi
Al Campus di Forlì, presso il Teaching Hub (Viale Corridoni, 20), il giorno della memoria sarà celebrato con una conferenza del Prof. Dan Stone (Direttore del Holocaust Research Institute alla Royal Holloway University di Londra), dal titolo "Rethinking Liberation. Ripensare la liberazione dei campi". Nel suo recente studio "La liberazione dei campi. La fine della Shoah e le sue eredità", lo storico britannico Dan Stone ha presentato un quadro di insieme molto ben documentato delle diverse esperienze di liberazione alla fine della Shoah.
Lo sterminio di Rom e Sinti
Ultimo appuntamento da segnalare è, infine, "Porrajmos: il dovere della memoria. Lo sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti", in programma per martedì 30 gennaio, alle ore 21, nell'Auditorium Gamaliele (Via Mascarella, 46). A cura del Centro Studi "G.Donati", con il patrocinio della Scuola di Psicologia e Scienze della formazione dell'Università di Bologna, l'incontro sarà animato da Dijana Pavlovic, attrice e attivista per i diritti umani, e Luca Bravi, storico dell'Università di Firenze. Una serata tra incontro e reading teatrale per ricordare il genocidio di Rom, Sinti e Jenisch, sistematicamente uccisi dai nazifascisti insieme a persone con disabilità, appartenenti a minoranze religiose e omosessuali.