All’inizio fu il mattarello. Agli albori di un impero industriale che oggi ha un fatturato annuo di 187 milioni di euro, Giovanni Rana aprì un laboratorio per la produzione di tortellini. Era il 1961 ed era soprattutto una scelta forzata, perché il forno di famiglia non bastava per sfamare le bocche di tre fratelli. Giovanni curava tutta la filiera produttiva dell’attività avviata a San Giovanni Lupatoto, a pochi chilometri da Verona: stendeva la sfoglia, preparava il ripieno e consegnava il prodotto, aiutato solo da qualche massaia.
All’epoca girava in Renault 4, oggi, in Piazza Scaravilli, lo attendono due auto blu. Il salto di qualità è una storia di 40 anni che Giovanni ha raccontato agli studenti di Economia con dovizia di particolari: rigorosamente folcloristici. "A metà degli anni ‘80 – racconta Giovanni – Barilla voleva rilevare la mia azienda. Io gli chiesi perché lui non aveva venduto la sua e Pietro mi rispose che l’azienda era un grande cavallo che si divertiva a domare. Diventai grande amico di Pietro, ma allora gli ribattei che la mia azienda era un asinello che faceva divertire me e mio figlio. Perché privarsene?". Fu il primo no eccellente, replicato a Star e Kraft.
"Volevo tenere l’azienda perché mi interessava creare il prodotto – spiega Giovanni - ma mi servivano delle idee per combattere le multinazionali". L’idea arrivò una notte e dopo pochi giorni portò con sé a Verona una schiera di pubblicitari milanesi. I professionisti giunsero con grafici, tabelle e business plan, Giovanni solo con una voglia matta: "Guardate – spiegò ai dottori venuti dalla grande città – voglio presentarmi io in televisione ai clienti, perché io so quello che faccio". Tre minuti di raccoglimento seppellirono nel silenzio quella proposta "indecente", ma otto giorni dopo il telefono tornò a squillare e gli uomini di Milano dissero "sì", scegliendo il meglio, il regista Gavino Sanna, "quello – dice Rana – degli spot strappa lacrime della Barilla con il sedanino in tasca". "Dovrai imparare a recitare", disse il regista al pastaio. "Per vendere un tortellino, questo e altro", rispose il pastaio al regista. Il resto – Giovanni Rana a fianco di Marilyn Monroe e Clark Gable – è materia nota a tutto il pubblico televisivo degli anni Novanta.
Dalla platea gli chiedono se all’inizio ebbe qualche timore a unire il suo nome "rana" alla pasta fresca. "Ho avuto forti dubbi – conferma l’industriale – ma gli esperti, che contattavo anche quando avevo pochi soldi, mi tranquillizzarono: era un nome corto e femmina, poteva andare. E poi, dico io, ci sono anche gli Agnelli e i Mosca: insomma, un po’ tutti gli animali di ‘sto mondo".
Sulla strada del successo Giovanni Rana indica la via della pazzia. "Vedete Rossi – dice ai ragazzi – ha quel pizzico di follia. E’ così anche nell’imprenditoria: un’azienda deve correre dietro a tutto, piegando anche con un po’ di pazzia. Poi, magari, quella che era una grossa preoccupazione diventa una bella soddisfazione".
E tra le soddisfazioni la più bella resta il complimento del cliente. "Sa signor Giovanni, oggi ho mangiato quelli alla zucca", dice per esempio l’imprenditore. O, meglio, lui l’ha detto in dialetto veneto, con risultato molto più spassoso. Ma per questo ci vuole proprio lui, Giovanni Rana: l’originale.