Unibo Magazine

Aumentano le località costiere del Mar Rosso dove sub e amanti di maschera e pinne possono improvvisarsi ricercatori marini, partecipando al progetto dell’Università di Bologna per il monitoraggio della barriera corallina minacciata dall’effetto serra. A partire da quest’anno, il progetto Ste - Scuba tourism for the environment, si estende infatti alla costa meridionale e a quella orientale del Mar Rosso, coinvolgendo mete meno turistiche come Berenice, nell’Egitto meridionale, Port Sudan, in Sudan, fino a Yanbu Al Bahr e Jeddah nella Penisola arabica. Destinazioni che vanno ad aggiungersi alle consuete Sharm el-Sheikh, Hurgada e Marsa Alam in Egitto.

"In realtà, chiunque voglia immergersi nel Mar Rosso può prendere parte alla nostra ricerca sullo stato di salute degli spettacolari habitat marini tropicali che fioriscono sul reef", spiegano i ricercatori bolognesi, che si sono appena aggiudicati un nuovo assegno di oltre tre milioni di euro dell’Unione Europea. Si può partecipare attivando la propria scuola subacquea, centro di immersione, operatore turistico, ma anche a titolo personale. La semplicità del sistema di raccolta dati è il punto di forza di Ste: per compilare le schede serve solo prestare attenzione agli organismi che si vedono sotto il pelo dell’acqua o nelle profondità raggiungibili con le bombole. Tornati all’asciutto basta compilare un questionario.

Da oltre dieci anni il gruppo di ricerca Msg - Marine Science Group si occupa di "citizen science". La scienza dei cittadini coinvolge volontari, a cui piace immergersi e fare snorkeling, nella salvaguardia di quel mare che tanto amano. Ste - Scuba Tourism for the Environment è solo l’ultimo tra i progetti di turismo sostenibile di Msg: i precursori sono stati i due progetti sviluppati per il Mar Mediterraneo, "MissioneHippocampus Mediterraneo" e "Sub per l’Ambiente".