Contro il terrorismo ma anche contro l’evasione fiscale. L’attualità dice che sono molte le ragioni che stanno alla base della richiesta di maggiore cooperazione internazionale a livello fiscale. Ma tra i diritti dei correntisti a gestire in autonomia i propri fondi e il diritto degli Stati a conoscere le attività che lo riguardano, lo spazio di manovra può essere molto ampio. Si va dai Paesi che fanno prevalere il loro diritto su quello del singolo e quindi pretendono e ottengono informazioni che dovrebbero essere invece riservate, a Paesi che difendono queste informazioni anche se il renderle trasparenti potrebbe permettere non solo di combattere l’evasione fiscale ma in alcuni casi perfino il terrorismo e quindi difendere la sicurezza nazionale e di conseguenza la sicurezza di tutti. Per questo serve una nuova modalità che incontri le esigenze di tutti e metta in equilibrio il diritto degli Stati e il diritto dei singoli.
Questa nuova prospettiva fiscale si chiama good governance e si pone come alternativa a quelle che fino ad ora sono state messe in campo dai diversi Paesi. Good governance fiscale, intesa come trasparenza, scambio di informazioni a tutti i livelli, efficace cooperazione transfrontaliera e concorrenza fiscale leale. A Bologna per la prima volta, in un faccia a faccia tra i maggiori esperti in materia fiscale, si è parlato dello stato dell’arte e delle vie alternative. "I temi di questo convegno - afferma il sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze, on. Sonia Viale - rappresentano un’occasione per ribadire l’importanza che il Governo dà all’evasione fiscale anche attraverso la cooperazione internazionale".
"Obiettivi fondamentali della good governance - ha spiegato Leonardo Domenici, relatore dell’iniziativa parlamentare che il Parlamento Europeo ha approvato lo scorso febbraio in seduta plenaria con larga maggioranza - sono una maggiore trasparenza all’interno dell’Unione Europea, uno scambio di informazioni che deve avvenire tra gli Stati in maniera automatica e una concorrenza fiscale leale che la Commissione Europea ha inserito esplicitamente tra gli impegni del 2011". Ma al di là degli obiettivi specifici, quello che si vuole raggiungere è anche l’obiettivo di una "Ue che parli con una voce unica - spiega Domenici che attualmente è membro della Commissione per i problemi economici e monetari -. Non possiamo essere incisivi, in queste materie soprattutto, e pensare di contrastare la crisi se abbiamo ventisette sistemi fiscali differenti. Quindi good governance per combattere l’evasione e i paradisi fiscali ma al contempo per creare una nuova armonizzazione fiscale che ci permetta di ragionare in una logica davvero comunitaria".
La necessità di una nuova via è strettamente collegata alla realtà. Durante il convegno è stato fatto il punto sullo stato della cooperazione internazionale in materia fiscale, attraverso l'analisi delle scelte normative operate dai diversi Paesi e del ruolo delle istituzioni coinvolte in questo delicato complesso di relazioni politiche e amministrative. Numerosi Stati hanno infatti adottato specifiche disposizioni per attivare scambi internazionali di documenti e informazioni, determinando anche nuovi interrogativi sulla effettiva latitudine del diritto alla riservatezza dei cittadini. In alcuni casi, invece, i Paesi interessati hanno fatto ricorso allo strumento del trattato bilaterale riuscendo così ad aprire spiragli di collaborazione con Amministrazioni tradizionalmente più chiuse.
Accanto al rilevante ruolo dell'Ocse diventa sempre più significativo l'intervento delle istituzioni europee. In tempi recentissimi, l'Unione europea è intervenuta con strumenti normativi e di soft law per definire una cooperazione internazionale efficace ma rispettosa dei diritti fondamentali dei cittadini. "Quando si parla di cooperazione internazionale - spiega Francesco Tundo, docente di diritto tributario alla Facoltà di Economia dell’Alma Mater - bisogna rinunciare alle soluzioni estemporanee per fare ricorso ad un metodo coerente ed armonico. Il nuovo approccio deve trovare un armonico equilibrio tra le esigenze degli Stati a scambiarsi informazioni e i diritti dei cittadini e dei contribuenti". E' in questo contesto che è emersa la nuova prospettiva, la good governance fiscale appunto.