Nome
Maria Rosaria
Cognome
Sapienza
Età
33 anni
Laureata in
Laurea specialistica in Biologia molecolare e cellulare
Dottorato in
Dottorato di ricerca in Scienze biomediche: Ematologia clinica e sperimentale ed emolinfopatologia
Di cosa ti occupi?
Lavoro nel campo della ricerca biomolecolare applicata allo studio dei linfomi, un gruppo di malattie ematologiche che colpiscono i linfociti, specifiche cellule del sangue, che hanno un ruolo essenziale nella risposta immunitaria dell’organismo. Io mi occupo di studiare a livello molecolare che cosa accade nei linfociti di pazienti affetti da linfoma; quali molecole non funzionano più regolarmente; quali potrebbero essere le cause di questa malattia; quali nuovi terapie possiamo sviluppare per aumentare la probabilità di guarigione dei pazienti. Sono questi gli interrogativi alla base del mio lavoro.
Racconta la tua giornata tipo da ricercatore.
Lavoro presso il laboratorio di patologia molecolare dell’U.O di Emolinfopatologia, dell’ospedale S.Orsola-Malpighi. Qui abbiamo a disposizione, strumenti altamente avanzati dal punto di vista tecnologico per studiare il DNA e l’RNA di pazienti affetti da linfoma. I risultati biomolecolari del mio lavoro vengono successivamente integrati con lo studio di articoli scientifici, con i dati clinici dei pazienti e con i risultati istologici dell’intero staff dell’U.O di Emolinfopatologia, composto da biologi, tecnici di laboratorio e anatomo-patologi. Dopo aver individuato una o più molecole di potenziale interesse, inizio a studiare il loro comportamente all’interno di un sistema cellulare e a sperimentare trattamenti farmacologici mirati. Ovviamente la mia giornata tipo andrà a coprire solo parzialmente una di queste attività.
Quando hai deciso di fare ricerca?
Una prima illuminazione in terza media: la mia insegnante di matematica e biologia era molto appassionata di biologia cellulare ed io ero/sono restata affascinata dal racconto della mitosi (divisione di una cellula in due). La conferma definitiva poi è arrivata all’università, con i primi esperimenti condotti in laboratorio.
Cosa ti appassiona di quello che studi?
Il concetto stesso di ricerca, il fatto che sia una immersione verticale e senza fondo nei meccanismi molecolari e cellulari dell’uomo. Mi appassiona studiare ogni giorno cose nuove e cercare di "sventare" i meccanismi oscuri alla base del cancro.
Cosa pensi prima di andare a dormire la sera?
Non ho un pensiero fisso: penso a tante cose
E quando ti svegli al mattino?
Qui ho un solo pensiero fisso: caffè!
Descrivi in due frasi la tua ricerca.
Ci impegniamo duramente, io e il gruppo di ricerca di cui faccio parte, per cercare ogni giorno di scoprire qualcosa in più sui linfomi e mettere a punto nuove strategie terapeutiche in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti.
E in cinque parole?
Curare pazienti affetti da linfoma.
Che risultati sogni di raggiungere con la tua ricerca?
Il mio sogno è di identificare molecole/meccanismi-chiave che riescano a migliorare notevolmente l’approccio terapeutico nel campo dei linfomi.
Quale scoperta/invenzione pensi possa rivoluzionare il tuo ambito di ricerca nei prossimi cinque anni?
Sicuramente l’invenzione del sequenziamento ad altissima risoluzione sta rivoluzionando il mondo scientifico, permettendo di analizzare il genoma umano ad una risoluzione mai tentata prima e fornendo una enorme mole di informazioni da assemblare e studiare per i prossimi cinque anni.
E nei prossimi cinquanta?
Lo studio dei dati di sequenziamento ad altissima risoluzione del genoma porterà sicuramente ad un approccio terapeutico personalizzato, dove si procederà alla scelta di una terapia mirata a seconda delle specifiche alterazioni genetiche di ogni singolo paziente.
Cosa ti piace di più del fare ricerca?
E' un lavoro indipendente, fatto di intuito e passione, momenti di forte illusione, delusione ma anche di grande soddisfazione e di risultati importanti non solo per te stesso ma soprattutto per la vita di altre persone.
Una cosa che hai imparato facendo ricerca.
Ho imparato a non mollare.
Perché la ricerca è importante?
La ricerca è necessaria per ampliare le nostre conoscenze, progredire e migliorare la qualità della nostra vita. Un mondo senza ricerca è un mondo fermo, senza stimoli. Non riesco ad immaginarlo.
Sei un ricercatore "da adottare". Cosa vorresti dire ai tuoi sostenitori?
Vorrei dire loro di sostenere noi ricercatori che grazie ai fondi dell’Università di Bologna possiamo continuare a fare le nostre ricerche e soprattutto di aiutarci a rendere meno precario il ruolo del ricercatore in Italia consentendoci di avere maggiori diritti e tutele.