I nostri motori di ricerca: intervista con Davide Mazzoni
5 PER MILLE UNIBO / La nostra nuova intervista in sostegno della campagna 5 per mille (per raccogliere fondi a favore della ricerca) è con Davide, assegnista di ricerca a Psicologia che si occupa della qualità della vita dei pazienti con malattie croniche
Nome
Davide
Cognome
Mazzoni
Età
30 anni
Laureato in?
Laureato in Psicologia clinica e di comunità.
Dottorato in?
Dottorato in Psicologia sociale.
Di cosa ti occupi?
Psicologia sociale di comunità. Attualmente sono assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia, all’interno di un progetto sulla qualità della vita dei pazienti con malattie croniche.
Racconta la tua giornata tipo da ricercatore.
Passo la maggior parte delle mie giornate a Cesena, presso il Laboratorio di Psicologia di Comunità. Lì ho a disposizione la strumentazione che mi occorre, vale a dire una scrivania, un computer con software per analisi specifiche e accesso alle banche dati. Durante la giornata a volte mi allontano per raccogliere dati, che nel mio caso si traduce spesso nell’incontrare persone, effettuare interviste e somministrare questionari. Ritorno in laboratorio per analizzare i dati raccolti, discutere con il supervisore i risultati e prendere decisioni condivise su come procedere. A pranzo di solito mensa o, se possibile, un panino con i colleghi. Alla sera stacco intorno alle 18. A casa si da ancora uno sguardo alle e-mail, per far fronte alle questioni più urgenti.
Quando hai deciso di fare ricerca?
Ho deciso di provarci dopo la laurea. Continuo a provarci.
Cosa ti appassiona di quello che studi?
Credo che studiare e applicare la psicologia sociale renda le persone un po’ più libere di quello che sono. Ovviamente mi appassiona anche l’idea di poter dire qualcosa di nuovo, potenzialmente utile a qualcuno. Infine, crescere e mettermi alla prova.
Cosa pensi prima di andare a dormire la sera?
Di solito, a mia moglie.
E quando ti svegli al mattino?
Penso a quante cose devo fare durante la giornata!
Descrivi in due frasi la tua ricerca.
La qualità della vita dei pazienti con patologie croniche e invalidanti è influenzata anche da molteplici fattori psicologici e sociali. Con la ricerca cerchiamo di studiare i processi attraverso cui questi fattori possono aiutare le persone ad affrontare al meglio la propria condizione.
E in cinque parole?
(La) qualità della vita (nella) malattia cronica.
Che risultati sogni di raggiungere con la tua ricerca?
Il mio sogno è quello di contribuire ad aumentare le conoscenze disponibili nel campo in cui lavoro e che queste conoscenze siano utili anche per chi non fa ricerca. Nel mio caso, si tratta di dire qualcosa in più sui fattori psicosociali che influenzano positivamente la vita delle persone che si trovano in condizioni particolarmente complesse da fronteggiare: si pensi ad esempio alle persone con Lupus Eritematoso Sistemico, ai pazienti in trattamento dialitico o alle persone che hanno ricevuto un trapianto.
Quale scoperta/invenzione pensi possa rivoluzionare il tuo ambito di ricerca nei prossimi cinque anni?
Se la conoscessi, penso che l’avrei già pubblicata su qualche rivista scientifica! A parte gli scherzi, la ricerca in psicologia è fatta di piccolissimi passi: si vedono i risultati raggiunti solo quando ci si volta a guardare la strada fatta. Da quando è nata la psicologia sociale ha già prodotto molte scoperte potenzialmente rivoluzionarie, se solo venissero applicate.
E nei prossimi cinquanta?
Ci sono molti ambiti decisamente promettenti nel mio settore di ricerca. Le nuove possibilità di comunicare tra i ricercatori e i nuovi strumenti a disposizione mi portano a sperare che nei prossimi 50 anni ci potranno essere più scoperte rivoluzionarie di quelle avvenute negli ultimi 50.
Cosa ti piace di più del fare ricerca?
Mi piace l’idea che si possa sempre lanciare la palla al di là del muro. C’è sempre una nuova idea o un nuovo progetto all’orizzonte e ogni traguardo raggiunto diventa presto una nuova linea di partenza.
Una cosa che hai imparato facendo ricerca.
Ho imparato che la ricerca non si fa da soli. Lavorare in un gruppo di ricerca efficiente, essere inseriti in una rete di collaborazioni internazionali e avere a disposizione delle risorse adeguate (ad esempio, in termini di spazi fisici, risorse bibliografiche e strumenti informatici) è fondamentale per poter essere competitivi.
Perché la ricerca è importante?
La ricerca, sia essa "di base" o "applicata", è importante perché rappresenta una risorsa da cui possono attingere studenti e professionisti. Avere una ricerca di qualità si traduce in maggiori possibilità per la comunità di poter usufruire di servizi all’avanguardia e di trovare soluzioni a problemi condivisi.
Sei un ricercatore "da adottare". Cosa vorresti dire ai tuoi sostenitori?
È evidente che ci troviamo in una situazione seria dal punto di vista economico. Molti giovani ricercatori rischiano di non poter continuare ad applicare le proprie competenze, acquisite nel corso di lunghi anni di studio e lavoro. Il contributo per la ricerca è utile per far sì che le conoscenze dei ricercatori possano essere messe a frutto e al servizio della comunità.