Unibo Magazine

"Dare i numeri" in italiano ha due significati. Noi preferiamo quello letterale: informare sui dati quantitativi che descrivono il nostro funzionamento. Spesso, quando si parla di università, il significato è invece quello traslato: creare, immaginare, travisare.

Sull’università in generale e sull’ateneo bolognese in particolare quella di "dare i numeri" è un’abitudine diffusa. Costa poco e di questi tempi rende molto in popolarità.

Dare i numeri però non è esente da rischi. E’ facile infatti prendere cantonate, quando la foga e la scarsa conoscenza delle cose prendono la mano. Un buon esempio è la lettura del nostro bilancio di previsione 2009, schema che è ancora all’approvazione degli Organi Accademici, ma di cui un florilegio poco attento è già transitato sulle pagine dei giornali.

Sono tante le imprecisioni, che non si sa dove iniziare a rilevarle. Proviamo a vederne alcune.

"UniBo non potrà fare assunzioni, perché la spesa per personale nel 2009 sforerà il limite massimo del 90% del FFO imposto dalla legge". Falso: le nuove assunzioni sono già contemplate dal preventivo 2009 e porteranno la spesa fissa per il personale all’86% circa del contributo statale.

"Troppi docenti esterni". Falso: UniBo utilizza infatti i docenti esterni, che nella stragrande maggioranza sono esperti non accademici, in modo equilibrato: secondo gli ultimi dati ufficiali, fatte 100 le ore di insegnamento erogate soltanto 18 sono insegnate da docenti esterni, professionisti che (fortunatamente) portano dentro l’università la loro esperienza professionale. Bisogna decidersi: o ci accusano di essere chiusi al mondo del lavoro, o apprezzano che integriamo insegnamento ed esperienza professionale diretta.

Il numero totale degli esterni ha dunque poco significato (sono circa 2mila, di cui 800 non retribuiti): è dalle ore di insegnamento che si vede quale sia il peso quantitativo del loro apporto.

"8 studenti per corso, uno spreco!". Questa è l’accusa più curiosa. Mettiamo che un corso di laurea abbia 100 studenti e 5 docenti: ognuno di quei 5 docenti non insegna solo a 20 studenti, ma ha davanti a sé in aula tutti e 100 gli studenti di quel corso. I corsi sono in totale 9.300 (tutti, compresi i corsi brevi, quelli che offrono pochissimi crediti). Per il loro numero vale lo stesso discorso fatto per il numero dei docenti: attenti alle divisioni ingannevoli, i 100 studenti fittizi dell’esempio di prima seguono – poniamo - una decina di corsi in un anno, cioè ognuno di quei corsi è frequentato da 100 studenti, non da 100/10.

L’accusa, neppure tanto velata, è di avere troppi docenti per pochi studenti. Per rispondere basta cercare un indicatore molto affidabile: quanti esami un docente registra l’anno. Gli ultimi dati ufficiali (Modello di reporting comparativo sulle Facoltà) dicono 132 esami registrati in media per anno e per docente. Il che significa, tra l’altro, che gli studenti erano di più: non entrano nel conto infatti le bocciature, né gli studenti che neppure si sono presentati a sostenerlo.

"Troppo personale tecnico e amministrativo in rapporto agli studenti!". E’ un bis del punto precedente. L’università non è fatta solo di insegnamento: non è un liceo. Chi pensa che ogni euro del bilancio vada commisurato al numero degli studenti sbaglia due volte. Sbaglia in primo luogo perché dimentica l’attività di ricerca (che richiede energie da parte dei professori, dei ricercatori e del personale t.a.). Sbaglia poi anche perché i corsi di studio (e dunque gli studenti) non richiedono eguali risorse di personale: un laboratorio scientifico richiede ad esempio più addetti/studente di una biblioteca.

"90 milioni di prestiti da restituire!". Se il budget preventivo 2009 mette prudenzialmente a passivo 90 milioni di una linea di credito che abbiamo ottenuto, non sono 90 milioni di debito, ma 90 milioni eventualmente sfruttabili come prestito che ci permette di avanzare, pur tra mille difficoltà, nel nostro programma edilizio. Non solo, questa apertura di credito significa anche che il sistema bancario ci considera abbastanza solidi per prestarci denaro.

"Troppi dirigenti a tempo determinato!". E’un’altra curiosità, perché avere dirigenti a tempo determinato ci permette una flessibilità che è un vantaggio competitivo. Che siano troppi per la normativa vigente è poi un’accusa vecchia quanto la risposta: l’interpretazione della norma è una vexata quaestio che vede schierati giuristi da una parte e dall’altra.

"Assunzioni solo per il 35% dei posti liberati da chi va in pensione, invece del 50%!". Curioso: mentre i richiami a contenere la spesa da parte del governo si fanno sempre più pressanti, qui ci si rimprovera di non spendere tutto il 50% in astratto permesso dalla legge (non obbligato, permesso). A parte la contraddizione con l’accusa di avere troppi docenti (bisognerebbe decidersi), chi potrebbe fare il budget dei prossimi anni spendendo senza programmazione? E’ davvero un’accusa contraddittoria e incomprensibile.

"3 milioni in collaborazioni esterne e pubblicità!". E allora? Si tratta, all’incirca, di meno di 1 euro ogni 250 di spesa totale dell’Ateneo. Si facciano raffronti con altre organizzazioni e si vedrà l’assoluta normalità di questa percentuale.
 

Dovrebbero bastare queste precisazioni per fare capire quanto sia facile produrre numeri, magari senza citare nessuna fonte e spesso senza conoscere davvero i fenomeni e i processi organizzativi di cui si danno le cifre. Si sa che i numeri, soprattutto se sparati sui giornali, lasciano una traccia, impressionano, hanno appunto la forza dei numeri. Se c’è scritto "6.151" sembra più vero proprio perché è una cifra esatta, 6.151, non 6mila e basta.

Stiamo perfezionando il nostro sistema di monitoraggio su didattica e ricerca proprio per evitare che si possano citare cifre le più svariate per dare del nostro Ateneo un’immagine fantasiosa. Per questo credo opportuno segnalare queste precisazioni a tutti i colleghi docenti, ricercatori, tecnici e amministrativi dell’Ateneo: stiamo certo guardando con una certa preoccupazione al futuro economico, ma abbiamo il diritto di farlo con l’orgoglio delle nostre buone realizzazioni.

Marco Depolo

Pro-rettore all’innovazione gestionale