Per il super-stallone Varenne, pluripremiato campione mondiale del trotto, eredi maschi nei secoli dei secoli. Un innovativo mix di tecniche di procreazione medicalmente assistita, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna, consente infatti non solo di ottenere discendenti da cavalli e cavalle di particolare pregio anche dopo la loro morte (congelamento del seme e delle cellule uovo), ma pure di sceglierne il sesso (sessaggio del seme), con una percentuale di certezza superiore al 90 per cento. Un traguardo non da poco se si pensa che per certe razze ed esemplari il valore economico tra maschi e femmine può differire anche di 4 o 5 volte.
La prova vivente di questo successo sono due puledrini di quattro mesi, Mario e Maria che trotterellano pieni di salute nel recinto dell’Azienda Agraria Aub dell’Ateneo a Cadriano (Bologna) e la cui nascita sarà ufficialmente annunciata dal prof. Gaetano Mari, coordinatore del team di ricerca, il prossimo gennaio, nell’ambito del congresso scientifico della Società internazionale per il trasferimento embrionale (Iets) a San Diego (Usa).
Maria, venuta alla luce lo scorso 14 luglio, e Mario il 27, sono infatti i primi cavalli al mondo nati dalla combinazione di complesse tecniche di fecondazione artificiale che hanno comportato dapprima il sessaggio del seme, ovvero la suddivisione degli spermatozoi in base al cromosoma x e y che determina il sesso del nascituro, quindi il suo congelamento, in attesa della fecondazione in vitro (Icsi) delle cellule uovo e successiva coltura degli embrioni fino al settimo giorno, per poi impiantarli nell’utero della cavalla ricevente.
L’operazione finora mai riuscita consiste proprio nella combinazione: sessaggio più congelamento del seme. Due procedimenti a forte impatto che rischiano di deteriorare gli spermatozoi fino a renderli inservibili. Anche la coltura degli embrioni fino al settimo giorno, pur essendo già eseguita da alcuni centri specializzati, risulta inoltre particolarmente complessa e permette di impiantare gli embrioni direttamente nell’utero della mamma (come si fa con gli esseri umani), piuttosto che nell’ovidotto, con conseguente intervento chirurgico sull’animale.
Il sessaggio del seme si ottiene con una tecnica basata sulla colorazione dei cromosomi degli spermatozoi e su un’intuizione tanto banale quanto efficace. Se si colorano i cromosomi degli spermatozoi, quelli col cromosoma x delle femminucce, avendo una "zampetta" in più rispetto all’y, risulteranno più colorati. Misurando il grado di colorazione, si riesce così a separare i primi dai secondi, con un’accuratezza superiore al 90 per cento. La tecnica, sviluppata in Usa alcuni anni fa, è stata utilizzata per la prima volta in Italia nella specie equina nel 2007, proprio dai veterinari dell’Università di Bologna.
Riuscire a pre-determinare il sesso dei puledri è un traguardo rilevante per gli allevatori di cavalli. A seconda delle razze, degli esemplari e dell’impiego che se ne vuole fare possono infatti esserci differenze considerevoli nel valore economico tra maschi e femmine. Gli allevatori di puro sangue arabo, ad esempio, preferiscono nettamente le femmine, che valgono il doppio dei maschi. Al contrario, Wakiki beach, papà di Varenne, produce discendenti maschi di grande valore agonistico, e femmine piuttosto mediocri, vendute quindi per un valore sensibilmente inferiore rispetto ai loro fratellini. In generale si può stimare che mediamente i maschi valgano sul mercato un 20 per cento più delle femmine.
Tornando ai due puledrini di Cadriano, Mario e Maria, rimarranno a lungo presso le scuderie dell’Istituto nazionale di fecondazione artificiale dell’Università di Bologna, dove ne saranno costantemente monitorati sviluppo e stato di salute. Tra le prospettive anche quella di impiegarli in attività di pet-therapy per il trattamento di persone disabili.
Il lavoro è stato coordinato dal prof. Gaetano Mari, responsabile dell’Istituto nazionale di fecondazione artificiale, del Dipartimento Clinico veterinario e di Aub, Aazienda agraria dell’Università di Bologna. Tra gli altri hanno inoltre contribuito in modo determinante la dott.ssa Marcella Spinaci, del Dipartimento di Morfofisiologia veterinaria e produzioni animali e il prof. Cesare Galli, nella duplice veste di docente del Dipartimento Clinico veterinario e di direttore del Laboratorio delle tecnologie di riproduzione di Cremona.