Unibo Magazine

"Bologna, 290 chilometri a nord di Roma, è casa della più antica università d'Europa. Per uno splendido secolo, è stata anche casa dell'Istituto delle Scienze, fondato nel 1711 da Luigi Ferdinando Marsili, generale d'esercito e studioso". La storia e i tesori dell'Unversità di Bologna arrivano sulle pagine di Nature, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche al mondo. Probabilmente la più prestigiosa.

Fondata nel 1869 su iniziativa dello scienziato e astronomo britannico Norman Lockyer, Nature è oggi una delle poche pubblicazioni che ancora si occupa di un ampio spettro di differenti discipline scientifiche, senza dimenticare sezioni dedicate a libri ed arte. Nel corso degli anni le sue pagine hanno ospitato interventi ed articoli che per primi hanno annunciato fondamentali rivoluzioni nel mondo della scienza, dalla scoperta dei raggi X fino al sequenziamento del genoma umano.

Sul numero del settimanale inglese uscito lo scorso 29 maggio, in un articolo intitolato "Hidden treasures: Bologna's Poggi Palace" ("Tesori nascosti: Palazzo Poggi a Bologna"), la Senior European Correspondent Alison Abbott ripercorre le tracce dell'antico Istituto delle Scienze sorto all'inizio del '700, seguendo in particolare la nascita e i percorsi dei modelli anatomici, che proprio a Bologna, nel diciottesimo secolo, fecero per primi la loro comparsa.

"Anatomia e arte si sono intrecciate sin dal Rinascimento", scrive la Abbott in apertura dell'articolo. "Il legame prese nuova forma nel

diciottesimo secolo con lo sviluppo dei modelli anatomici. Realizzati a scopo didattico, come alternativa alle scomode e sporadiche

dissezioni, questi modelli rappresentavano persone in vita, non morti. Celebravano dall'interno la bellezza dell'anatomia umana". Quando Luigi Ferdinando Marsili nel 1711 fondò l'Istituto delle Scienze, il suo intento era raccogliere tra le pareti di Palazzo Poggi tutti i numerosi fermenti scientifici del tempo, "dall'anatomia alla geologia, dall'astronomia allo studio dell'elettricità". Al neonato Istituto, Marsili donò la sua vasta collezione scientifica e riuscì con il suo sforzo non solo a mettere a punto sei laboratori, ma anche ad

arricchire il palazzo della Torre astronomica della Specola.

I primi modelli anatomici fecero la loro comparsa nel 1742 grazie all'interessamento di Prospero Lambertini, già cardinale a Bologna, divenuto nel 1740 Papa Benedetto XIV. Il Pontefice, sostenitore del progetto di Marsili, commissionò all'artista bolognese Ercole Lelli la realizzazione di una serie di modelli in cera a dimensione naturale che rappresentassero i sistemi scheletrico e muscolare umano. Era la nascita di un nuovo modo di pensare e guardare l'anatomia, che traslava in tre dimensioni la fondamentale opera di studio anatomico avviata nel Rinascimento dai disegni di Andrea Vesalio.

Presto dai modelli che ritraevano l'intero corpo umano si passò ad opere più specialistiche, concentrate su ambiti anatomici specifici.

Nel suo articolo Alison Abbott si concentra in particolare sull'ostetricia, presentando la vasta collezione di modelli realizzati dagli

allievi di Ercole Lelli e dalla ceroplasta Anna Morandi-Manzolini per supportare, nell'illustrazione e nella pratica, l'insegnamento medico dell'ostetrico Giovanni Antonio Galli. A quel punto la pratica ostetrica non era più materia affidata in esclusiva alle levatrici, ma era ormai stata compresa nel vasto dominio della scienza medica. Così, quando nel 1757 Benedetto XIV acquistò l'intera collezione di 170 modelli in cera e creta per donarla alla Scuola di Chirurgia, dove Galli insegnava, assieme agli studenti anche le levatrici seguivano le lezioni, entrando però dalla porta sul retro.

Alla morte di Antonio Galli, nel 1782, fu Luigi Galvani a prendere il suo posto. Lo scienziato portò avanti la cattedra fino al 1797, quando si rifiutò di giurare fedeltà alle truppe napoleoniche. Furono proprio gli anni dell'occupazione francese a segnare l'inizio della dispersione dei tanti oggetti e strumenti scientifici raccolti tra le pareti dell'antico Istituto.

Solo recentemente l'opera di ricerca e recupero portata avanti dall'Università di Bologna ha permesso a molti dei materiali dell'epoca

di ritornare nella loro sistemazione originaria e di essere nuovamente ammirati dal pubblico, all'interno delle vaste collezioni dei Musei

di Palazzo Poggi. Collezioni che a settembre si arricchiranno ulteriormente con l'apertura del Museo dello Studente: una raccolta, la

più grande in Europa, di oggetti, testi, manoscritti, abiti, cimeli che ripercorre novecento anni di storia, usi e costumi degli universitari bolognesi. Un nuovo tesoro (non tanto nascosto) che prende vita all'Alma Mater.