Vendere cinquecentomila copie di un libro oggi è impresa ardua, destinata unicamente ai rari casi editoriali che riescono a fare breccia in un pubblico di lettori in costante diminuzione. Si tratta perlopiù di pochi fortunati romanzi e ancora meno sono i casi segnalati nel campo della saggistica. Sul finire degli anni '60 le cose andavano molto diversamente: il libro era strumento fondamentale non solo di diffusione delle idee, ma anche di condivisione del pensiero e di formazione sociale e politica. E i dati di vendita del tempo lo confermano. Basti pensare che in quegli anni un testo non certo facile e popolare come "Il Capitale" di Karl Marx raggiunse il traguardo del mezzo milione di copie vendute, "L'uomo a una dimensione", opera fondamentale di Herbert Marcuse pubblicata in Italia nel 1967, ne vendette rapidamente centocinquantamila, fino ad arrivare al milione di copie acquistate della "Lettera ad una professoressa" di don Lorenzo Milani.
"Letture del '68", il ciclo di incontri che ha preso il via questa mattina al Foyer Rossini del Teatro Comunale, si concentra proprio sul ruolo fondamentale che il libro ha ricoperto per quel movimento politico e culturale di cui si celebra oggi il quarantennale. Alcuni testi in particolare erano "letture obbligate", indispensabili per poter partecipare alle attività studentesche: saggi politici, opere di filosofia spesso di non facile lettura, mai romanzi. Dai citati don Lorenzo Milani e Marcuse, passando per Malcom X, Adorno, Guy Debord, Pier Paolo Pasolini, i testi di culto del '68 saranno letti nei loro passi più importanti da alcuni attori del Teatro dei Dispersi - Accademia '96 e commentati da esperti e studiosi.
"Quello che c'era allora e che oggi non c'è più - spiega Valerio Romitelli, componente del Comitato Scientifico dell'iniziativa - è una massa straordinaria di giovani che leggevano opere di saggistica sul 'fare politica'. C'era un vero e proprio culto del libro. Per questo del '68 ci interessano le letture, ci interessa riscoprire quei testi: far risuonare i modi di pensare di allora per far sentire e capire la distanza da quel tempo e da quel pubblico".
Dieci gli appuntamenti in programma, fino a mercoledì 4 giugno, attraverso una selezione degli autori più letti dagli studenti di allora. "I testi scelti - spiega Alberto De Bernardi, Direttore del Dipartimento di Discipline Storiche - sono tutti titoli che erano parte della formazione dei giovani, letti spesso tra l'altro sia nelle pratiche di movimento, che nel percorso formativo e accademico". Una serie di titoli che non sembra trovare molta aderenza con le pratiche degli studenti di oggi. "Questi libri - prosegue De Bernardi - erano simboli, strumenti di un processo di politicizzazione dei giovani che oggi non avviene in quelle modalità. Esistono testi in qualche modo generazionali, come può essere stato ad esempio 'No Logo' di Naomi Klein, ma sono letture individuali. Allora le letture erano collettive, erano gli strumenti attraverso cui si costruivano il lessico e la promozione delle idee".
Gli incontri di "Letture del '68", promossi dall'Università di Bologna con Dipartimento di Discipline Storiche, Facoltà di Scienze della Formazione e UniboCultura, e dall'Assessorato alla Cultura del Comune, si terranno nei prossimi mercoledì, dalle 17 alle 19, presso il Foyer Rossini del Teatro Comunale (largo Respighi, 1 - 3° Piano).