Poche sorprese, fino ai rigori. Il pubblico che segue i Mondiali di calcio è proprio quello che ci si aspetta, ma soltanto per i novanta minuti regolamentari. Dopo, proprio come spesso accade nelle partite, arriva il colpo di scena. Lo racconta Stefano Martelli, docente di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi al Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell'Alma Mater e autore di una ricerca sull'audience televisiva in Italia durante le ultime tre edizioni dei Campionati Mondiali di calcio, nel 2002, 2006 e 2010.
La base è facile da individuare, ed è rimasta pressoché invariata nel corso del decennio passato. "A guardare in tv le partite di calcio - racconta Martelli, che ha presentato la sua ricerca la settimana scorsa a Cormons (GO) durante una due giorni di conferenze dedicata ad Enzo Bearzot - sono stati più spesso i maschi, gli adulti-anziani oltre i 55 anni di età, le persone con licenza elementare, gli abitanti delle città di media dimensione, gli abitanti di regioni dell'Italia centrale o meridionale, chi vive in famiglie piccole, chi ha un solo televisore nell'abitazione, chi usa la free tv". Un quadro che non regala grandi sorprese: lo spettatore medio è un maschio adulto appassionato di sport. Ma a guardare meglio non è tutto così semplice.
Se si sposta il focus dall'intero torneo alle singole partite della Nazionale italiana, in particolare quelle più decisive, gli incontri salvezza, gli scontri diretti, le finali, le cose cambiano. Soprattutto quando si avvicinano i minuti cruciali della partita. L'esempio più facile, che tutti ricordano: "Nella finale di Berlino 2006 - dice Martelli - si nota una crescita impetuosa delle telespettatrici, che nel corso dei tempi supplementari cominciano ad accorrere anche loro davanti alla tv". Ma i tempi supplementari finirono con lo stesso risultato di quelli regolamentari, a reti inviolate. "Quando le due squadre cominciano a battere i rigori, per la prima volta il pubblico femminile supera quello maschile, e tutti insieme esultano e si abbracciano quando Fabio Grosso trasforma il suo penalty nel decisivo cinque a tre". E il sorpasso si registra anche quattro anni dopo, in Sud Africa, durante la decisiva Italia-Olanda, ancora ai rigori, ma con un risultato ben diverso per gli Azzurri, che dopo quell'incontro uscirono dal Mondiale.
Un fenomeno, quello del sorpasso dell'audience "in rosa", che ora ha anche un nome. "L'ho chiamato 'Effetto Eris' - spiega Martelli - dalla dea greca della discordia e della competizione: come a dire che lo sport è al maschile nelle competizioni ordinarie, però le donne sono ugualmente attente: seguono la partita con un orecchio, ma hanno altro da fare che star lì di fronte alla televisore". Solo quando arriva il momento decisivo, anche il pubblico femminile inizia a seguire la partita con attenzione. Una sorpresa che è anche una conferma, di come eventi tanto sentiti e seguiti possano essere momenti di unione per un'intero Paese. "Il calcio - chiude Martelli - è l'unica 'grande cerimonia dei media'. E le vittore della Nazionale ai Mondiali sono rimaste l'unica festa popolare nazionale".