Il VI Incontro Nazionale degli studenti e dei docenti di Scienze della Comunicazione è in programma per martedì 7 ottobre, dalle 10 alle 14, a Palazzo Re Enzo. Realizzato nell'ambito del "Com.lab. Stati generali della Comunicazione Pubblica in Italia e in Europa", l'incontro punta ad illuminare l'offerta formativa delle università italiane in materia di comunicazione e i suoi collegamenti con il mondo del lavoro.
Giunta alla sua sesta edizione, la manifestazione è ormai un appuntamento consolidato per il mondo della comunicazione, universitario e non solo. "Si può tracciare un bilancio critico, ma al tempo stesso di grande interesse", dice Mario Morcellini, presidente della Conferenza Nazionale di Scienze della Comunicazione. "In questi anni hanno partecipato all'incontro non solo molti docenti e studenti dei corsi di laurea in scienze della comunicazione, ma abbiamo visto anche un campione molto rappresentativo degli stakeholders, i portatori di interesse a cui ci rivolgiamo, da politici e ministri a uomini d'impresa". Perché allora un bilancio anche critico? "Critico perché c'è sempre una parte dei corsi di laurea che finisce per rivelarsi chiusa su se stessa, autoreferenziale, quasi avesse paura di guardare con decisione al mondo esterno. E' qualcosa su cui certamente lavorare".
La giornata si aprirà alle 10 con i saluti di Enzo Siviero (vice-presidente del Consiglio Universitario Nazionale), Gerardo Mombelli (presidente dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale) e dello stesso Mario Morcellini, cui seguirà una lezione magistrale di Giampaolo Fabris. Alle 10,45 partiranno poi le tre tavole rotonde: "Saperi teorici e saperi pratici: un falso dilemma?", "Comunicazione e mondo del lavoro a confronto", "Laureati per comunicare". Alle 13,30 l'incontro conclusivo "Le radici del futuro. Perché studiare comunicazione", cui seguirà la cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso "Idee per comunicare".
Al centro dei lavori, insomma, il rapporto con il mondo del lavoro, che anno dopo anno va precisandosi e consolidandosi. "Sarà un'occasione - spiega Pina Lalli, docente dell'Università di Bologna - per interrogarsi sulle relazioni tra università e lavoro, così come tra lavoro e università. Di qui anche la contrapposizione apparente tra sapere teorico e sapere pratico: ci chiederemo se sia in effetti un falso dilemma, vista anche la specificità dei corsi di scienze della comunicazione, che per loro natura includono come docenti operatori in diversi ambiti del mondo della comunicazione".
E alla fine del percorso di studi diversi ruoli aspettano i giovani neolaureati. "Il lavoro del comunicatore - conclude Mario Morcellini - copre un campo largo per sua stessa natura. Nel tempo però qualche precisazione più energica sta emergendo, nel settore pubblico c'è stato un chiarimento dei ruoli. Dobbiamo puntare a una delimitazione sicura dei compiti stando attenti a non renderla però troppo stretta". Il ruolo dell'università? "L'università deve continuare a impegnarsi per garantire la qualità dei corsi di laurea. Dobbiamo creare corsi progettati bene, in linea con le esigenze del mondo del lavoro. Per fare questo siamo pronti anche ad aprire un tavolo di consultazione con il Governo e con le altre parti interessate".