Dalle isole Galapagos, affacciate sull'Oceano Pacifico, fino ale coste brasiliane bagnate dall'Atlantico. Sei mesi per circumnavigare da un capo all'altro il continente sudamericano, sfilando davanti alle cime delle Ande, aggirando la Terra del Fuoco e risalendo verso nord, superando l'Argentina, fino alle foci del Rio delle Amazzoni. Non una rotta casuale, ma lo stesso percorso (in senso inverso, per sfruttare venti e correnti) che fu del Beagle, la storica imbarcazione che circa due secoli or sono trasportò Charles Darwin attraverso i mari, permettendogli di effettuare le osservazioni e gli esperimenti che condussero alle sue rivoluzionarie scoperte.
E' stata la rotta di Adriatica, la nave che ospita i "Velisti per caso" Patrizio Roversi e Syusy Blady: sei mesi di navigazione sulle orme di Darwin che oggi giungono al termine e che vedono il ritorno di Adriatica nelle acque del Mediterraneo e l'approdo, dopo circa un anno e mezzo di assenza, in terra italiana.
Venerdì 29 giugno, allora, Adriatica farà la sua comparsa nel Golfo di Napoli e con l'occasione non potranno mancare i festeggiamenti per la conclusione del progetto "Sulla rotta di Darwin". Saranno presenti ovviamente Patrizio Roversi e Syusy Blady, oltre all'equipaggio e ai capitani Filippo Mennuni e Damiano Martini. E saranno presenti anche gli studenti e i professori che nei sei mesi di viaggio hanno portato avanti i progetti di ricerca. Perché il viaggio di Adriatica questa volta ha visto anche la partecipazione delle università: sei atenei italiani si sono dati il cambio durante la rotta, realizzando esperienze didattico-scientifiche legate ai tanti temi che le scoperte darwiniane portano con se: dall'evoluzione ai fossili, dalla selezione natutale alla geologia ed oltre.
E tra le università coinvolte, anche l'Alma Mater ha fatto la sua parte, partecipando al progetto con cinque differenti ambiti di studio, che hanno coinciso con cinque tappe del viaggio di Adriatica attorno al Sudamerica. Il primo passo è stato fatto proprio alle Galapagos. Lo straordinario arcipelago che ospita più di tremila specie marine, animali e vegetali non poteva che essere lo scenario ideale per un progetto sull'evoluzione degli organismi marini e per uno studio sul valore della biodiversità. Una tappa in terra peruviana è stata poi occasione per gli antropologi per indagare le cause della biodiversità, osservando diverse etnie idigene, dagli Inca fino agli Yanesha dell'Amazzonia. Il passaggio seguente ha visto scendere in campo l'astrofisica, con la visita al radiotelescopio Alma, situato nel deserto dell'Atacama. Infine, l'ultima studio per gli studenti e i docenti dell'Università di Bologna si è svolto a Valparaiso, dove sono stati svolti rilevamenti di carattere geofisico sui maremoti e sugli tsunami.
Riportando tutto a casa, insomma, la nave Adriatica rientra in Italia carica di avventure e studi scientifici, dopo aver regalato l'opportunità a tanti studenti di ripercorrere le tappe più importanti dello storico viaggio che duecento anni fa scoinvolse molte delle certezze del tempo. E per chi è rimasto a terra, con un po' d'invidia, non resta che attendere di poter rivivere quest'estate, almeno in televisione, l'ultimo viaggio dei "Velisti per caso".