"L'evoluzione della specie a che punto è? Ci evolveremo o ci estingueremo?": era questo l'interrogativo che ha aperto l'incontro "Il ritorno di Darwin - diari e racconti di un'esperienza".
Mercoledì scorso, presso il Dipartimento di Biologia di Bologna, sono state raccontate le esperienze scientifiche e personali vissute a bordo della nave " Adriatica", l'imbarcazione che da pochi giorni ha riportato a terra un team di studenti e docenti provenienti dai maggiori atenei italiani e i due "Velisti per caso", Patrizio Roversi e Syusy Blasy. "Sulla rotta di Darwin" è stato un progetto di sette mesi che ha ripercorso il viaggio del "papà dell'evoluzione", che durò dal 1831 al 1836, arrichendone tappe e campi di studio. A questa circumnavigazione hanno partecipato gli studenti più meritevoli, con relativi docenti, delle Università di Bologna, Ferrara, Firenze, Milano Bicocca, Padova, Pavia, Tor Vergata e Siena.
L'impegno dell'ateneo bolognese verso questa iniziativa si è concretizzato grazie all'interessamento del prof. Lorenzo Donatiello, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, alla massiccia organizazzione portata avanti dalla segreteria della Facoltà stessa e alla collaborazione di alcuni docenti, come la prof.ssa Franca Scanabissi. Un impegno ha portato otto studenti dell'Alma Mater ad intraoprendere questo viaggio molto particolare.
Gli ambiti di ricerca svilippati per lo studio sono stati numerosi: il piano antropologico è stato sviluppato in Perù, con il docente D. Pettener, anche responsabile del progetto, il prof. Marco Abbiati ha sviluppato il piano della biodiversità ricercando elementi di continuità e sviluppo con Darwin, il versante dell'astrologia e dell'isobiologia sono stati studiati sull'altopiano di Atalama, coi relativi tutor L. Gregorini e G. Siroli, quello di geofisica a ValParaiso, col prof. Tinti, quello di zoologia alle Galapagos con il tutor M. Passamonti.
La navigazione sull'Adriatica aveva come obbiettivo lo sviluppo di una ricerca puramente scientifica, i cui dati stanno per essere pubblicati dalla rivista "Le Scienze", ma voleva anche essere un progetto umano e scientifico, nato grazie a uno sforzo congiunto, fra docenti, studenti e Velisti per Caso, promulgatori in tv della ricerca scientifica.
E proprio il problema della divulgazione scientifica attraverso il tubo catodico è un tema quanto mai attuale, affrontato anche da Patrizio Roversi durante l'incontro. "Io spero - ha spiegato - che la gente a casa capisca, vedendo le nostre cinque puntate realizzate su questo progetto, cos'è una ricerca è cos'è un metodo scientifico. C'è tutto un dibattito intorno alla televisione, se sia educativa o meno. Per me lo è sempre, soprattutto quando dice di non esserlo."
L'intervento di Roversi non si è poi fermato qui, le sue parole hanno aperto a un nuovo tipo di diffusione della ricerca: "Speriamo di veicolare la figura del ricercatore come modello positivo. La tv non ci permette di essere troppo approfonditi, ma si potrebbero preparare dei filmati in pillole, per tutti, da distrbuire sul web, al fine di ottenere materiale didattico disponibile per le università e non solo". Già un passo in questo senso è stato compiuto, in quanto sul sito di Scienza Giovane, sono disponibili tre mini filmati sull'esperienza a bordo di Adriatica.
Se dal punto di vista scientifico, il Progetto Darwin è stato eccellente, dal punto di vista umano non è stato da meno: vivere nella giungla a trenta gradi, arrivare a 5000 metri d'altezza sul mare, studiare i maremoti a Valparaiso, rubare un pesce dallo bocca di un cormorano, riscoprire ecosistemi estranei e lontani dal modello consumistico in cui viviamo, sono state esperienze che hanno concretizzato sul campo avventure che talvolta si fantastica di realizzare ma che è solo possibile studiare sui libri.
Le avventure raccontate dagli studenti, cui è stato lasciato ampio spazio da protagonisti all'interno della discussione, sulla meraviglia che li ha sorpresi durante questa esperienza, e degli stessi Velisti per Caso, che hanno riconsociuto la preparazione e l'ottima qualità accademica della loro "ciurma", non hanno però dato una risposta all'interrogativo iniziale.
"Per scoprire se sopravviveremo ci vorrebbe un altro viaggio, però all'interno della testa dell'uomo", ha scherzosamente concluso Roversi. Il racconto di questa navigazione a bordo dell'Adriatica e il successo stesso di questa esperienza, fanno però sperare in un nuovo modo di studio e di approccio alla valorizzazione e alla diffusione della ricerca scientifica.