Unibo Magazine

"Da quando un vaccino viene concepito a quando effettivamente è possibile somministrarlo alla popolazione passano oggi in media 30 anni", spiega il prof. Pier Luigi Lollini, docente presso il Dipartimento di Patologia Sperimentale. Persino i meno esperti non faticheranno ad intuire che alla base di questo c’è il fatto che un vaccino è destinato ad una persona sana e, perciò, ad esso non si richiede solo di essere efficace, ma anche di essere immune da controindicazioni. Conoscere da vicino come funziona il sistema immunitario, a quali segmenti di proteine risponde, perché a volte conserva e altre volte "perde la memoria" è fondamentale per studiare e sperimentare dei protocolli sull’uomo.

"Da circa 10 anni, ad esempio, - racconta il professore - viene sperimentato sui topi, proprio qui a Bologna, un vaccino in grado di prevenire il carcinoma alla mammella anche laddove esiste una predisposizione genetica". Già nel 2001 gli effetti rilevanti di questa ricerca sono stati oggetto di pubblicazione. Ma per comprendere come si possa passare dal topo all’uomo, uno dei passaggi fondamenti è capire, ad esempio, ogni quanto tempo il vaccino va somministrato. Sperimentazioni, dosaggi, analisi più approfondite che costano anni e anni di studio. Per cercare di diminuire questi tempi si ricorre a modelli.

I modelli hanno il vantaggio di riuscire a indagare in pochi secondi al computer risposte immunitarie contro tumori, infezioni virali e batteriche, che nei sistemi biologici reali richiedono settimane o mesi.

Ecco quindi che utilizzare quelli del sistema immunitario può essere un’interessante scorciatoia. "Abbiamo conosciuto, per altro al Cineca, dei colleghi esperti di calcolo dell’Università di Catania (il prof. Santo Motta e il dott. Francesco Pappalardo), - prosegue Lollini - che hanno fatto per noi un modello. Lo abbiamo messo a punto (tuning in gergo) e ora le domande poste al pc danno le stesse risposte dei nostri esperimenti biologici".

Certo, verrebbe da dire, un conto è il modello un conto è la realtà. "Immagini la riproduzione di una Ferrari– prosegue Lollini- con essa uno può farsi un’idea dell’auto reale, ma non può sperimentarne alcuni aspetti come la velocità, per esempio. Altri aspetti invece possono venire falsati come la resistenza agli urti che può apparire addirittura maggiore nella miniatura". Avere a disposizione un modello il più possibile articolato e complesso diventa allora l’obiettivo da perseguire. E il progetto Immunogrid, finanziato con quasi 2 milioni di euro dalla Comunità Europea, ha lo scopo di ricostruire la complessità del sistema immunitario. Questo grazie ad una novità: un algoritmo genetico, come dicono i matematici, in grado di orchestrare i propri calcoli utilizzando una logica darwiniana, basata cioè sulla logica dell’evoluzione biologica.


"Vede - conclude Lollini – un modello prevede l’azione su centinaia di cellule. L’utilizzo di questo sistema, che si avvale di una computer grid, cioè un processo di calcolo diffuso attraverso una rete di computer, permette di simularne milioni come quelle che compongono l’organismo". E questo progetto europeo ha poi un altro obiettivo tutt’altro che secondario: quello di creare una tassonomia, un linguaggio comune, che permetta ai ricercatori di diversi paesi di comunicare le proprie ricerche.