Unibo Magazine

Il Comitato di Presidenza della CRUI considera del tutto inaccettabile il testo del disegno di legge sullo Stato giuridico dei docenti universitari licenziato lo scorso 1° giugno dalla VII Commissione della Camera dei Deputati. Destano inoltre estremo sconcerto e viva preoccupazione gli elementi di confusione, indeterminatezza, contraddittorietà e improvvisazione che sono stati ulteriormente introdotti su punti qualificanti.

Il testo uscito dalla VII Commissione non dà alcuna risposta positiva ai problemi di una ridefinizione dello stato giuridico e del reclutamento soprattutto con riferimento alle esigenze di trattenere i giovani migliori nei nostri Atenei, assicurando sulla base di rigorosi criteri di merito la possibilità di accesso alla docenza universitaria al di fuori di qualsiasi prospettiva di immissione in ruolo attraverso forme pur mascherate di ope legis; d'altra parte tale testo non garantisce neppure un adeguato riconoscimento del lavoro svolto dai ricercatori in servizio né va incontro alle richieste che sono state espresse in proposito dall'intero mondo accademico.
Appare particolarmente grave che la distinzione tra impegno a tempo pieno e a tempo definito sia legata alla sola attività didattica ignorando completamente quella di ricerca che è invece assolutamente essenziale per i docenti universitari.

La CRUI ha inoltre sempre ribadito l'impossibilità di procedere al varo di una legge sullo stato giuridico e sul reclutamento "a costo zero", come invece è espressamente dichiarato nel testo della VII Commissione.

Il Comitato di Presidenza non ritiene che, con simili premesse e considerati i tempi molto stretti a disposizione, la discussione in aula possa modificare sensibilmente e positivamente il provvedimento, evitando i gravissimi danni che, ove confermato dalle Assemblee parlamentari, esso recherebbe al sistema universitario del Paese.

In tali condizioni il Comitato di Presidenza ritiene che l'unica soluzione praticabile, e non pregiudizievole rispetto a più organiche e meditate soluzioni future, sia quella di limitare l'intervento ad uno stralcio delle norme di delega per il riordino del reclutamento dei professori e dei ricercatori universitari, in una prospettiva che assicuri il superamento dei limiti dell'attuale normativa in materia.