"Qualcuno può essere un conoscitore senza essere uno storico dell’arte, ma non può essere uno storico dell’arte senza essere un conoscitore" diceva Federico Zeri, una delle più rappresentative figure della cultura storico-artistica del Novecento. Lui conoscitore d’eccezione e storico originale, per la varietà e l’eterodossia di interessi, che aveva deciso di lasciare in eredità all’Ateneo bolognese dopo la sua morte, avvenuta a Mentana il 5 ottobre del 1998, oltre alla villa situata alle porte di Roma, la biblioteca di storia dell'arte, con 84.700 volumi, e la fototeca, con 290.100 scatti raccolti e ordinati. "E’ inutile nascondere lo stupore che suscitò presso molti e in molti ambienti il lascito all’Alma Mater"- ha ricordato in apertura il Rettore Calzolari.
In occasione della laurea honoris causa che l’Alma Mater volle tributargli nel febbraio del 1998, ha ricordato Umberto Eco " Zeri si divertì a "svillaneggiare l’università" con quella figura retorica, la captatio malevolentiae, che lui ha praticato tutta la vita in modo "fallimentare". Sì perché – scherza ancora Eco - per cattivo che volesse essere Zeri, si finiva per ascoltarlo per ore e ore".
Racconta Eco qualche episodio dello Zeri privato, ma torna poi ad insistere sullo studioso. "Con lui è tramontata una figura: quella del computer mentale". Il computer però, questa volta quello tecnologico, finisce per essere protagonista dell’attività della Fondazione nata dopo il suo lascito, poiché l’Ateneo si è da subito impegnato a digitalizzare l’immenso patrimonio di foto per renderlo disponibile anche sul web.
"Per tutta la vita – ha ricordato la professoressa Anna Ottani Cavina, direttore della Fondazione- Zeri è andato a caccia di documenti straordinari per chi cerca la storia di un’opera d’arte". Anche Fahy, oggi Chairman del Met di New York e un tempo allievo di Zeri ad Harvard, ha ancora in mente un giovane visiting professor che girava con "valige piene di foto con cui partiva per andare a trovare gli amici, come i coniugi Longhi ad esempio". Di un quadro lui doveva avere tutte le foto. Su di esse rifletteva e studiava, chiuso in quella casa a Mentana arredata con "finta negligenza" come ha ricordato Rosenberg "una casa in cui gli oggetti kitch stavano di fianco ai capolavori", non una casa da collezionista. Perché Zeri "sacrificava la sua raccolta alla sua casa e un collezionista fa il contrario".
"Federico Zeri è stato uno dei grandi seduttori della mia generazione – ha esordito il Ministro Mussi in chiusura, portando il suo saluto – e mi fa oltremodo piacere essere qui ad inaugurare una istituzione scientifica dedicata all’arte". Non un ossimoro quello di arte e scienza, ma una realtà che si tocca con mano al piano superiore, dove le librerie già predisposte attendono impazienti i volumi, mentre i computer sono già al lavoro e vegliano su un immenso patrimonio.
"Attualmente è possibile consultare oltre 20.000 fotografie e altre 45.000 sono in corso di pubblicazione" spiegano i giovani ricercatori che mostrano le scatole piene di foto che passate allo scanner sono diventate consultabili online. Oltre alle immagini i preziosissimi "versi", il retro delle foto, su cui Zeri scrupolosamente faceva le proprie note. Una sorta di mini critica che accompagna ciascuna di quelle splendide immagini.
Accanto all’apertura di Villa Zeri a Mentana, diventata un Polo di Alta Formazione, l’opera di catalogazione delle fotografie è"un’impresa immensa – ha sottolineato Calzolari – priva in Europa di uguali. Ci vorranno ancora due o tre anni di lavoro per completare l’opera e per dare vita alla più imponente raccolta di immagini d’arte messa a disposizione di tutti". "Con qualche orgoglio che crediamo legittimo - ha proseguito il Rettore - noi abbiamo voluto così interpretare quella che Federico Zeri chiamava la mia insaziabile smania di immagini".