Lo scorso anno il tema era quella della cura responsabile, ovvero come farsi carico della medicina pensando ai valori della persona.
Quest'anno è stato scelto quello della cura a 360° gradi, dal fisico alla mente. Si è incominciato l'8 ottobre con Ginaluca Bocchi e Aldo Giorgio Gargani che hanno affrontato il tema della "Filosofia come cura". Il prossimo appuntamento sarà martedì 11 novembre con Nadia e Antonio Santini in un incontro dal titolo "Cura e delizia". Seguiranno le conversazioni con Claudio Strinati il 3 dicembre e con Monsignor Pierangelo Sequeri il 22 gennaio.
Ci ha illustrato l'iniziativa il professor Guido Biasco Direttore della Scuola di Formazione della Fondazione Hospice MT. C Seragnoli.
Professore, questa è la seconda edizione degli incontri. Qual è il filo conduttore di quest'anno? Come sono stati scelti i relatori?
Il tema degli incontri è la cura intesa in senso generale e non solo clinico. I relatori sono per lo più non medici e,come è evidente dal programma, sono particolarmente esperti di un aspetto della cura. Quindi la cura del corpo, ma anche dell'anima, del palato ma anche dell'arte. In questo moto cercheremo di fare emergere dalla parola cura tutti gli aspetti, estremamente eterogenei, ma egualmente importanti, che la parola stessa racchiude.
Quale lo scopo di questa iniziativa e a chi è rivolta?
La iniziativa è rivolta a tutti, di qualsiasi formazione culturale e di qualsiasi provenienza. Il tema è più largo di quello dello scorso anno e per certi versi più godibile. L'obiettivo è sempre quello di portare a riflettere attraverso considerazioni e relazioni non pesanti su temi invece profondi. Questi incontri hanno l'obiettivo anche di contribuire a tutte quelle operazioni di stimolo alla vivacità intellettuali così necessarie soprattutto in questi tempi.
Lei è il Direttore dell'Accademia delle Scienze di medicina palliativa. Di cosa si occupa?
Il mio principale impegno è quello dello sviluppo di strategie della formazione in cure palliative. Sono anche direttore del master universitario che si svolge all'interni della Accademia e che sino ad ora, giunto alla terza edizione, ha ottenuto molti consensi. Il nostro obiettivo è comunque quello di espandere le attività formative anche all'estero attraverso collaborazioni con strutture già impegnate ma che agiscono singolarmente. Il mondo delle cure palliative, come spesso ho modo di osservare, è nato e si è sviluppato senza un piano regolatore. Iniziative di singoli hanno cercato e cercano ancora adesso di coprire un bisogno sociale che spesso le istituzioni non hanno considerato nella maniera dovuta. Questo significa che sono nate iniziative spontanee ma non coordinate. Oggi c'è bisogno di un po’
di ordine e questo non può non passare attraverso programmi formativi ed educazionali il più possibile omogenei, in Italia ma anche all'estero.
L'Accademia ha anche attivato le discussione su temi di ricerca. Sono in discussione progetti di ricerca clinica, preclinica, organizzativo-gestionale. La forza della Accademia è quella di poter contare su una struttura estremamente solida, che è l'Hospice, in grado di offrire non solo un terreno formativo validissimo per gli operatori del settore, ma anche spunti di ricerca delle modalità di affinamento della qualità della assitenza.
Quali sono le iniziative in ambito di formazione realizzate dall'Accademia?
Come accennato in precedenza, master universitari, corsi di formazione clinica e organizzativo-gestionale, master internazionale. Nello stesso tempo tentativi creazione di piani formativi professionalizzanti, seminariali e formali omogenei con la collaborazione di organizzazioni simili alla nostra e come la nostra fortemente motivate alla realizzazione di una cultura in tema di cure palliative generale sulla quale fondare modelli di assistenza solidi, efficaci ed omogenei.