Unibo Magazine

Si chiude con due sere dedicate al Kosovo, la ventunesima e ultima edizione del festival Suoni dal Mondo, che ha registrato ampia partecipazione di pubblico, esaurendo sempre, ben prima dell’inizio, i 216 posti disponibili. Il festival è diretto dall’etnomusicologo Nico Staiti e organizzato dal Dipartimento di Musica e Spettacolo - Centro Cimes dell’Università di Bologna.

Le due serate di venerdì 26 e sabato 27 novembre ai Laboratori Dms (via Azzo Gardino, 65/a) si aprono (ore 21,10 - apertura sala alle 20,30) con la proiezione, in anteprima assoluta, del film-documentario "Kajda", ideato e diretto da Nico Staiti, che illustra la musica delle donne e degli omosessuali rom del Kosovo occidentale. Musica che non si può spiegare con gli strumenti della musicologia, ma può essere facilmente descritta con i mezzi cinematografici. Al centro della costruzione del film c’è il montaggio, che contrappone formule visive e sonore: si vuole raccontare le questioni identitarie complesse e delicate che attraversano i Balcani, tra marginalità e centralità culturale.

A seguire (ore 21,30) i concerti: ogni sera due diversi gruppi. Prima Ali Krasniqi e tre musicisti, con voce, due liuti a manico lungo, violino e fisarmonica faranno vivere le splendide e complesse sonorità della loro terra, poi un duo voci e tamburello, Celibije e Miradije, che riprende e arricchisce le esibizioni di altre coppie di donne rom ospitate nelle passate edizioni del festival. Le strutture ritmiche che seguono sono così complesse, da mettere in crisi la nostra stessa nozione di asimmetria.

Un cuore maschile, uno femminile. Uno albanese, l’altro rom. Le due tradizioni affiancate in questo concerto riferiscono di diverse, intrecciate e sovrapposte costruzioni dell’identità, veicolata dalla musica, al centro dei Balcani. Ali Krasniqi vive vicino Malishevo, nel cuore del Kosovo, in una di quelle case contadine di pietra, circondate da mura, in cui si ambientano alcuni dei più importanti canti epici della zona. Nella stanza delle riunioni maschili, un’ampia sala rivestita di legno, con la stufa al centro, in cui si siede in circolo a fumare e a bere su cuscini appoggiati alla parete, Ali e i suoi compagni cantano e suonano insieme. Il repertorio è di danze strumentali e di brani cantati, sia monodici con accompagnamento strumentale che polivocali. I canti epici appartengono a quella tipologia di storie cantate grazie alla quale negli anni '30 del Novecento Milman Parry e Albert Lord dimostrarono l’origine orale dei testi omerici.

Celibije e Miradije sono invece due donne rom di Prizren, suonatrici professioniste di tamburello. La loro tradizione è quella di Hatixhe e Selvinaze, di Mirita e Merlinda: altre coppie di suonatrici rom già ospitate dal festival. Il loro repertorio è di pertinenza esclusiva di una casta specializzata di suonatori omosessuali e suonatrici, e vengono eseguiti in riti di esclusiva pertinenza delle donne.

Tutti i concerti, di questa e delle più recenti edizioni, saranno in visione gratuita anche online sul sito del festival.