Quindici anni dopo la laurea honoris causa che l’Alma Mater volle consegnare all’artefice della primavera di Praga. «Proprio nel 1988 Dubcek si era affidato ad un’università per riaffacciarsi al mondo e alla storia», ha ricordato il Rettore. La mostra vuole soprattutto riproporre Dubcek come simbolo della vocazione europea dei paesi che occupano la parte centrale del nostro continente.
E l’omaggio all’Europa, di cui la sua Slovacchia, assieme ad altri nove paesi, entrerà a far parte dal 1 maggio 2004, ha permeato la cerimonia per l’apertura ufficiale dell’anno accademico 2003-2004, il 916° dalla fondazione. Dal richiamo del Rettore al grado di internazionalizzazione dell’Alma Mater «che è il più elevato d’Italia», alla prolusione del Professor Paolo Pombeni sul Costituzionalismo europeo prima della Costituzione europea, all’intervento del Consigliere della Banca Centrale Europea Tommaso Padoa Schioppa.
Molti i temi affrontati dal Rettore nella sua relazione inaugurale. Innanzi tutto i risultati conseguiti dal sistema universitario nazionale che seppure «negletto e inapprezzato» costituisce il corpo centrale (65%) della ricerca nazionale, mentre «l’occupabilità dei laureati è costantemente e significativamente migliorata dal 1997 a quest’oggi». Poi le immatricolazioni che per l’Ateneo bolognese registrano quest’anno un più 12%. Merito della riforma della didattica, dell’offerta dell’Ateneo, dell’internazionalizzazione (tra il 2001 e il 2002 gli studenti stranieri iscritti sono aumentati del 29%). E ancora la ricerca scientifica che nonostante la chirurgia adoperata sul bilancio ha fondi in più per 1 M di euro. Poi il decentramento in Romagna, i servizi a partire dalla rete che collega oggi 70.000 macchine al portale con oltre 3 milioni di pagine viste al mese, al sistema bibliotecario con più di 2 milioni di libri catalogati e il sistema d’Ateneo (CIB) con 64 milioni di contatti nell’anno appena concluso.
E l’ampia relazione non ha tralasciato niente e nessuno: docenti, personale tecnico-amministrativo, studenti. A questi ultimi il Rettore è ritornato in conclusione per sottolineare gli sforzi che l’Università sta compiendo («Ma quanta fatica e che solitudine!») per rispondere alla loro domanda di cultura, alla loro necessità di comunicazione.