Unibo Magazine

Basta digitare il suo nome "Wang Hui" dentro l’interfaccia di Google per capire che si tratta di un personaggio. Rappresentate di spicco dell’intellighenzia di Pechino, Wang Hui, lo si intuisce subito, è un intellettuale influente e scomodo. Ci sarà anche lui tra gli ospiti della tre giorni bolognese, dal 13 al 15 settembre, dal titolo  "China in the Cold War Era" (vedi in allegato evento con descrizione del programma e abstract degli interventi). Lui che con i suoi scritti sulla modernizzazione ha scosso i fautori del libero mercato in Cina. "Wang Hui è riuscito negli ultimi anni a sollecitare senza provocazioni un dibattito molto originale e costruttivo tra gli intellettuali e i politici del suo paese – spiega Claudia Pozzana, che insegna Lingua e letteratura cinese ed è tra gli organizzatori del convegno -. Alle doti di grande studioso della storia intellettuale cinese unisce quelle di analista appassionato della società cinese contemporanea".

Sarà assieme ad altri esperti di fama internazionale come Tani Barlow, della University of Washington di Seattle, e Marylin Young della New York University, Alain Badiou, dell’Ecole normale supérieure di Parigi, e Cui Zhiyuan dell’Università Qinghua di Pechino. E ancora la sinologa italiana Edoarda Masi, Lin Chun della London School of Economics, Lü Xinyu della Fudan University di Shanghai, Pierre Noël Giraud della Università di Paris VIII e il generale Fabio Mini già addetto militare a Pechino.

"L’idea del convegno- prosegue Pozzana, che alla Cina ha dedicato i propri studi dall’anno del diploma conseguito lì nel 1976, - è nata nell’ambito del più ampio progetto di ricerca 20th Century China Research Project, che coinvolge studiosi di diversi paesi del mondo ed è coordinato da un comitato scientifico internazionale".

"Se si parla oggi di guerra fredda – aggiunge Alessandro Russo, docente di Sociologia, entrando nel vivo dei temi che verranno discussi - si pensa all’equilibrio del terrore. Invece ci sono anche fattori civili e culturali che hanno impedito a questa guerra di diventare calda". Sull’attualità dello studio della guerra fredda si sofferma anche  il politologo cinese Cui Zhiyuan, della Qinghua University di Pechino: "Tra i motivi per cui è importante studiare la guerra fredda, il primo è sicuramente che se essa è finita in questa parte del mondo, mentre in Asia ancora non lo è". 

 "L’incontro di Bologna è stato preceduto nel 2006 dal convegno "Is a History of the Cultural Revolution Possibile?", tenutosi aSeattle presso la University of Washington- dice Tani Barlow, che ricorda anche della nascita sin dal ‘99 di un interesse degli studiosi per queste tematiche negli Stati Uniti.

"L’attesa a livello nazionale per il convegno che sta per svolgersi" l’aveva del resto sottolineata in apertura Roberto Grandi nella doppia veste di pro Rettore per le Relazioni Internazionali dell’Ateneo e Presidente del Collegio di Cina. "Questo convegno si colloca all’interno delle iniziative che l’Associazione Collegio di Cina ha intrapreso nell’ultimo anno per illustrare i vari aspetti della realtà cinese". "Un anno fa – ha proseguito il pro Rettore - si sono tenuti il convegno internazionale Regimi e tutela della proprietà intellettuale in Cina, e successivi incontri tra esperti cinesi ed europei su temi quali i beni culturali, il sistema fiscale, lo sviluppo delle piccole e medie imprese, l’agricoltura".

Nel frattempo si è assistito ad un vero boom delle matricole cinesi sotto le due torri. Sono 162 i ragazzi che hanno scelto l’Alma Mater anche quest’anno (l’anno scorso i nuovi arrivati erano stati 85) e contando quelli già presenti si arriva a quota 350. La scelta dei più ricade su Economia, anche se molti studiano Lettere e Ingegneria.

Il pro Rettore ha anche annunciato l’arrivo per il tirocinio degli studenti del Master congiunto con l’Università Xi’an Jaotong in "Studio, diagnosi e restauro di materiale archeologico" e la prossima inaugurazione, ad ottobre, della Laurea triennale a titolo congiunto in Ingegneria dell’automazione, con la Tongji University di Shanghai.