Unibo Magazine
"Duecento anni prima della nascita di Gesù,  quattro popolazioni di origini, costumi e usanze diverse convivevano pacificamente nella zona di Monte Bibele, fra le valli dell'Idice e della Zena" - inizia così il racconto delle esperienze di scavo del prof. Vitali, Direttore del Museo Civico "Luigi Fantini" di Monterenzio (BO) e docente presso il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna.

A metà fra quella che potrebbe sembrare una leggenda sospesa nel tempo e la comprovata realtà storica, le narrazioni sulle ricerche effettuate fra Monterenzio e Monte Bibele rivelano l'esistenza di un patromonio storico in Italia di inestimabile valore. Resti di un santuario, di armi, di coppe da vino, di corredi funerari, case in legno ascrivibili al XIII secolo a.C.: tracce di una civilità che, fino ad oggi, poteva essere conosciuta solo grazie alle narrazione di Cesare nel celeberrimo "De Bello Gallico". Ma grazie al sito di scavi di Monterenzio e al Museo Civico Fantini la prospettiva  storica  di studio della civiltà celtica può essere ampiamente riletta e arricchita di nuovi elementi.

Il Museo Civico Fantini, infatti,  è uno dei più importanti a livello europeo, che ogni anno annovera fra i suoi visitatori studiosi, appassionati o più semplicemente curiosi, provenienti da tutto il mondo. L'ente, gestito dal 2000 dall'Università di Bologna, grazie a una particolare convenzione con il Comune di Monterenzio, può infatti contare sulla "forza intellettuale e scientifica dell'Alma Mater Studiorum"- spiega il Prof. Vitali dagli scavi di Verona, dove si trova in questi giorni con un gruppo di studenti francesi, italiani e ciechi.

"Gli studenti del polo di lettere, quelli impegnati nello studio della conservazione dei beni culturali e, naturalmente, gli studenti iscritti ai corsi del Dipartimento di Archeologia fanno parte ingrante delle attività museali". Numerosi sono infatti gli studenti della Scuola Specialistica di Archeologia che fanno da guida all'interno del museo o nelle escursioni esterne. "Le attività più interessanti - continua il prof. Vitali - sono sicuramente quelle di scavo, che occupano circa 6 o 7 settimane l'anno e le esperienze di stage di restauro. Il laboratorio di restauro di cui disponiamo e il più grande di tutti quelli a disposizione dei musei civici di dell'Emilia Romagna". Inoltre, sempre grazie a collaborazioni strutturate fra i vari dipartimenti dell'Università di Bologna e il mondo istituzionale, anche studenti di scuole medie e superiori hanno l'opportunità di partecipare a esperienze di laboratorio sulla cultura celtica.

Le iniziative nate dalla gestione universitaria del Museo Civico di Monterenzio non si fermano neppure d'estate. Il Museo possiede una foresteria che ospita sia gli studenti stagisti e tirocinanti dell'Università di Bologna, sia i partecipanti della Summer School, che quest'anno verrà organizzata dal Dipartimento di Archeologia in collaborazione con la Facoltà di Agraria.

"Prossimamente- aggiunge il Prof. Vitali - prevediamo di organizzare un ciclo di conferenze a scopo divlulgativo sulla cultura celtica. Vogliamo presentare e divulgare i risultati raggiunti dal nostro lavoro con iniziative strutturate e aperte al pubblico, in modo tale da diffondere l'amore per questo patrimonio da tutelare". E un'ottima occasione per vedere e partecipare nel concreto alla cultura celtica saranno le giornate di venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio a Monterenzio.

L'iniziativa "Monterenzio Celtica - I fuochi di Taranis - Festival della cultura celtica", organizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Fantini, il Comune di Monterenzio, la Nuova Proloco di Monterenzio e il Circolo ARCI di Ozzano "I Castellacci di Danu", prevede danze, musica spettacoli e gastronomia all'insegna della cultura celtica. Il menù prevede anche la famosa pozione magica dei Druidi e i saluti alla Luna portati in Scena dai Castellacci di Danu.

"Spesso ci sentiamo proprio come i celti - conclude il prof. VItali - un gruppo, neanche molto nutrito, ma determinato, di Barbari. Barbari che vanno all'attacco dei pregiudizi culturali per mostrare quanta bellezza  storica abbiamo e quante volte la trascuriamo. Ricordiamo che Umbri, Celti, Etruschi e Liguri vissero insieme, senza guerreggiare, nelle stesse valli, per 200 anni prima di Cristo. Questo non è solo un messaggio storico, ma anche il più moderno degli insegnamenti che la storia ci ha dato".