Un giorno Folco riceve dal padre un telegramma. Tiziano sa che la sua esistenza, per tanti versi straordinaria, sta per concludersi. E’ arrivato l’ultimo giro di giostra, ma è serenissimo e con le residue forze che la malattia gli ha lasciato scrive al figlio: "e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto ciò che mi sta a cuore dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo tra padre e figlio, così diversi e così uguali, un libro testamento che toccherà a te mettere insieme". Ed è stato così. Quando Folco ha raggiunto il padre era consapevole che non restava più molto tempo. Eppure, leggendo "Le fine è il mio inizio" (Longanesi editore), sembra di vederli, seduti sotto un albero a Orsigna, immersi in una dimensione che appare senza tempo. Ci sono solo loro: padre e figlio che parlano, che prendono il tè, che ridono. Loro, i protagonisti di questo passaggio del testimone tra le generazioni.
Folco passa tre mesi ad ascoltare le ultime riflessioni di suo padre, un anno a trascrivere le registrazioni e a preparare la redazione del libro. Lo raggiungiamo telefonicamente. E’ uno di quelli che ti sorride con la voce, con l’anima.
Suo padre diceva che secondo lui il ruolo di un padre è quello di essere un seminatore di bei ricordi. Ce ne sono tanti in questo libro…
"Mio padre voleva che io vedessi delle cose, che facessi delle esperienze. Che vedessi la grandezza dell’uomo e del mondo. Per questo mi ha portato, per esempio, in Cambogia a vedere le rovine, a vedere di cosa l’uomo era capace. Per questo mi ha mandato in una scuola cinese a 11 anni, dove mi insegnavano a marciare e a tirare bombe a mano. Tutte esperienze che ti danno l’idea della variabilità dell’esperienza umana. Anche se non tutte positive".
Cosa le ha dato in più o in meno il fatto di essere figlio, in questo ruolo di "registratore" delle memorie di suo padre?
"Mio padre ha scelto suo figlio, perché voleva arrivare a comunicare veramente, era l’ultima occasione e ha scelto la strada della semplicità, di essere più chiaro possibile come puoi essere con un figlio e non ad esempio con un giornalista. Per quanto riguarda l’emotività c’era la regola: niente pianti. Mia sorella scherza e dice che con lei il libro non sarebbe mai nato perché si sarebbe messa a piangere subito. Io invece avevo lavorato con i morenti di Madre Teresa di Calcutta. Ma molto è stato lui, lui non aveva paura, l’emozione c’era e quando c’era era bella".
Nel libro ci sono episodi legati alla professione, ma c’è anche la vita, per esempio, dei suoi nonni. Come se prima non ci fosse mai stato il tempo…
"E’ proprio così, non me ne ero mai interessato. Quel passato mi sembrava una cosa noiosa, e invece lì sapevo che mio padre voleva raccontarmelo e che era l’ultimissima occasione. Mio padre sapeva di essere arrivato in fondo alla vita e ha scelto di usare suo figlio come veicolo per trasmettere alla prossima generazione il vissuto di tutta una vita".
Parola dopo parola, ricordo dopo ricordo Terzani racconta momenti della sua vita: l’infanzia in un quartiere popolare di Firenze, la povertà della famiglia d’origine, gli studi al liceo, l’incontro con la moglie Angela, i viaggi, il praticantato al Giorno di Milano. E poi le grandi avventure della sua carriera, che lo ha portato ad attraversare gli eventi della storia: la guerra in Vietnam, la delusione del comunismo in Cina, l’espulsione dal paese asiatico, l’orrore del futuro visto in Giappone, l’India e il ritiro nell’eremo dell’Himalaya."Se mi chiedi alla fine cosa lascio – dice Tiziano al figlio - lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte."
L’evento che si svolgerà, organizzato da Unibocultura, è ad ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti.