Dopo uno stop quasi secolare, sono riprese lo scorso anno le attività di scavo nel sito archeologico di Karkemish, in Turchia sud-orientale. A portare avanti i lavori è una missione archeologica congiunta turco-italiana, guidata da Nicolò Marchetti, docente al Dipartimento di Archeologia dell'Alma Mater.
Della nuova campagna di scavi, progetti e risultati attesi, si parlerà domani, giovedì 26 gennaio, in Aula Prodi (piazza San Giovanni in Monte, 2), durante la giornata di studi Karkemish. Attività della Missione Archeologica congiunta turco-italiana. L'appuntamento è promosso dai tre atenei coinvolti nel progetto integrato di ricerca nella regione di Gazientep - Università di Bologna, Università di Gaziantep e Università di Istanbul - che prevede anche, nel lungo periodo, la nascita in quella zona di un parco archeologico e ambientale.
Karkemish è stata una delle più importanti capitali del Vicino Oriente. La documentazione cuneiforme ne attesta l'esistenza fin dal 2300 a.C. Fu uno dei principali regni al tempo di Hammurabi di Babilonia, poi, sotto la dominazione ittita, ospitò la sede del viceré e durante l'Età del Ferro divenne un centro di straordinaria monumentalità artistica. Nel 717 a.C. il centro venne distrutto dagli assiri ma un secolo più tardi risorse e tornò a fiorire, fino a diventare una città della provincia romana.
Quelle del sito di Karkemish sono rovine imponenti: un'ampia area che copre novanta ettari, racchiusa da mura alte fino a venti metri. Tra il 1911 e il 1920, il sito è stato oggetto di celebri campagne di scavo, promosse da British Museum, cui parteciparono C.L. Woolley e T.E. Lawrence, il famoso Lawrence d’Arabia. Con l'indipendenza della Turchia e il posizionamento in quell'area di una base militare, gli scavi vennero interrotti. Per essere ripresi solo nell'autunno scorso, sotto la direzione dell'Alma Mater.