Lunedì 18 maggio l’Aula Absidale di S. Lucia ha ospitato l’incontro "Città e sicurezza", organizzato dal Collegio Superiore in occasione del decennale della sua nascita. Si sono alternati a parlare quattro oratori d’eccezione: l’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario al Ministero degli Interni, il giurista Carlo Mosca, consigliere di stato ed ex-prefetto di Roma, il sociologo Marzio Barbagli e il politologo Carlo Galli, entrambi docenti dell’Università di Bologna. Il tema della sicurezza è stato affrontato da punti di vista diversi, grazie al confronto tra due persone d’azione - un politico e un alto funzionario - e due studiosi - un sociologo che lavora su dati empirici e un politologo che privilegia la dimensione storica.
Carlo Galli ha aperto gli interventi con un breve excursus storico, per mostrare due possibili atteggiamenti nei confronti della diversità. La Roma classica è il modello di un atteggiamento attivo, aperto e capace di assimilare culture diverse; mentre lo stato moderno è il modello di un atteggiamento passivo, di chiusura dei confini e basato sull’uso legale della forza come strumento di controllo. Galli ha sottolineato che la globalizzazione e il multiculturalismo ridefiniscono la questione della sicurezza: l’ingresso di anomalie e l’incontro con nuove culture ha portato i cittadini a vivere in un crescente senso di insicurezza e di sconcerto. Per affrontare questa situazione Galli propone un atteggiamento di dialogo e di apertura: "La sicurezza passa oggi attraverso l’apertura intellettuale e politica. Alla sfida della paura non si può rispondere con la chiusura ma con il coraggio".
Carlo Mosca ha difeso l’idea della sicurezza come valore e come diritto di libertà. Il giurista ha sottolineato che oggi la sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico ma riguarda diversi aspetti della vita sociale e comunitaria. La gente chiede sicurezza nel lavoro, nella salute, nella vita comunitaria, ecc. Secondo Mosca, la risposta al bisogno di sicurezza non è solo di competenza delle forza di polizia ma delle forze politiche locali e nazionali, che devono creare sinergie e coordinarsi tra loro.
L’intervento di Marzio Barbagli si è concentrato sui dati numerici relativi ai reati commessi nel nostro paese. I dati mostrano che oggi l’Italia presenta il tasso più basso di omicidi degli ultimi 500 anni, mentre sono aumentati in modo significativo altri reati: negli ultimi quarant’anni, i furti sono aumentati di cinque volte e le rapine di venticinque volte. Secondo il sociologo, l’aumento dei reati non è dovuto al disagio economico ma alle sanzioni: "come scriveva Aristotele, la gente delinque perché ritiene di non essere scoperta, se scoperta di non essere punita, se punita di aver un danno minore del vantaggio". Inoltre, i dati indicano, dal 1988 ad oggi, un aumento della percentuale di reati compiuti da stranieri. Secondo Barbagli, per una maggiore sicurezza sarebbe necessario trovare meccanismi adeguati per il controllo dei flussi migratori e rinnovare le misure che puntano a integrare i cittadini stranieri nel nostro paese.
Alfredo Mantovano, dopo aver ricordato che i delitti più gravi nel nostro paese sono quelli di mafia, ha descritto alcuni punti della nuova normativa sui reati di mafia: in particolare una maggior prontezza nei sequestri dei beni e nel loro riuso per il bene della comunità, e l’obbligo di collaborazione a chi ottiene appalti di Stato, che deve denunciare tentativi estorsivi. Parlando delle polemiche intorno al disegno di legge sulla sicurezza, Mantovano ha sottolineato che queste spesso toccano argomenti non presenti nel testo di legge e ne trascurano aspetti importanti, come la lotta contro i delitti mafiosi. Mantovano ha anche parlato della sicurezza urbana, sottolineando che l’insicurezza e la paura dei cittadini non dipendono solo dal numero di reati ma soprattutto dalla loro efferatezza.