Nell'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, il 27 gennaio, si celebra in tutta Italia il Giorno della Memoria, in ricordo di tutte le vittime dell'Olocausto. L'Alma Mater - sotto l’Alto patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna - organizza per l'occasione una serie di appuntamenti, sia a Bologna che a Forlì, che abbiamo già segnalato su UniboMagazine.
Il primo, in programma mercoledì 25, alle 19, nell'Aula Prodi del Complesso di San Giovanni in Monte, è la rappresentazione dell'opera in due atti Brundibár, di Hans Krása, con libretto di Adolf Hoffmeister. L'opera ha una storia singolare che, vista l'occasione, vogliamo raccontare.
La nascita (per un concorso) e le prime prove
La versione originale dell'opera, pensata per un pubblico di bambini, venne scritta da Krása e Hoffmeister nel 1938 in occasione di un concorso indetto dal governo della Cecoslovocchia. A seguito degli sviluppi politici di quegli anni e con lo scoppio della guerra, il concorso venne poi annullato. Ma i lavori per la rappresentazione dell'opera continuarono comunque, e nel 1941 nell'orfanotrofio ebraico di Praga iniziarono le prove.
La trama in poche parole
L'opera racconta di due orfani, Aninka e Pepicek, alla ricerca della loro madre malata. Per riuscire a salvarla hanno bisogno di soldi che riescono a recuperare cantando. L'antagonista della storia è Brundibár, il calabrone, rappresentazione del regime nazista. Alla fine della vicenda, con l'aiuto degli altri ragazzi del quartiere, i due piccoli protagonisti riescono a scacciare Brundibár e a trovare finalmente la serenità.
La prima a Praga, senza Hans Krása
Nell'inverno del 1942, sempre all'orfanotrofio di Praga, ci fu la prima dell'opera, ma a quel punto sia il compositore Hans Krása che lo scenografo che aveva lavorato alle prove, Frantisek Zelenka, erano già stati deportati nel campo di concentramento di Terezīn, vicino a Praga. Meno di un anno più tardi, nel luglio del '43, erano stati deportati anche quasi tutti i membri del coro originale e il personale dell'orfanotrofio.
La rinascita dell'opera al campo di Terezīn
Hans Krása decise però di riprendere il suo lavoro anche nella nuova condizione di prigionia. A Terezīn riunì il cast originale e - aiutato anche da una parte dello spartito che ancora possedeva - riuscì a ricostruire a memoria l'intera partitura dell'opera, adattandola agli strumenti che erano disponibili nel campo: flauto, clarinetto, chitarra, fisarmonica, piano, percussioni, quattro violini, un violoncello e un contrabbasso. Frantisek Zelenka ridisegnò la scenografia, e il 23 settembre 1943 si tenne la premierre di Brundibár al campo di concentramento di Terezīn. L'anno successivo l'opera venne replicata cinquantacinque volte. Molti di coloro che animarono la rappresentazione, compreso Hans Krása, vennero in seguito deportati ad Auschwitz e lì uccisi.
I prigionieri di Terezīn
Tra novembre del 1941 e maggio del 1945, firono 139.419 le persone, quasi tutti ebrei, che entraro nel campo di concentramento di Terezīn. Lì persero la vita in 33.419, mentre 86.934 furono deportati, principalmente ad Auschwitz, dove la maggioranza morì. Solo 17.320 furono i prigionieri liberati dall’esercito sovietico alla fine della guerra. Dei diecimila bambini deportati, ne sopravvissero circa 220.