Unibo Magazine

E’ il primo passo verso il "nuovo mondo" della fisica e della conoscenza umana, quella "terra incognita" dove potrebbe nascere una nuova visione dell’Universo. Un "nuovo mondo" in cui potrebbero essere osservati il bosone di Higgs, che conferisce la massa a tutto ciò che esiste e addirittura dimensioni aggiuntive dello spazio e del tempo. O ancora manifestazioni impreviste di materia oscura e le particelle supersimmetriche finora solo ipotizzate e visibili a un’energia mai raggiunta prima dall’uomo sulla Terra, come i Neutralini, LSP, gluini, squark.

Il primo passo potrebbe essere compiuto in questi giorni, dentro l'acceleratore Lhc del laboratorio del Cern di Ginevra: i fisici tenteranno di realizzare per la prima volta al mondo collisioni di particelle ad un’energia di 7 Tera elettronVolt (TeV).

Dopo l'avvio dell'esperimento, il Large Hadron Collider continuerà a raccogliere dati per almeno 18 mesi, poi è in programma un’interruzione di circa un anno per lavori di miglioramento dell’acceleratore, che consentiranno di raddoppiare ulteriormente l’energia delle collisioni.

Quattro grandi apparati sperimentali - alla cui realizzazione la comunità scientifica dei fisici italiani ha contribuito in modo determinante - sfrutteranno le condizioni create dalla macchina acceleratrice per studiare gli aspetti ancora ignoti della struttura della materia e delle sue origini, dal Big Bang ai giorni nostri. I fisici italiani hanno grandi responsabilità in questa impresa: sono italiani i responsabili dei principali esperimenti installati nell'acceleratore.

"Non è un semplice dato statistico o una casualità: è la dimostrazione che esiste nella fisica mondiale una leadership italiana", commenta il presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare Roberto Petronzio. "Queste collisioni inoltre - continua - inaugurano una stagione di raccolta e analisi dei dati che sarà determinante per le scelte future sulle infrastrutture e gli esperimenti di fisica delle particelle nel mondo".

La sezione di Bologna dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Dipartimento di Fisica dell’Alma Mater sono coinvolti in tutti e quattro gli esperimenti che operano nel Lhc. E Bologna è la sede di uno degli undici nodi della rete planetaria "Grid", che collega e permette di utilizzare la potenza di calcolo e la memoria di decine di migliaia di calcolatori distribuiti in tutto il mondo.

Martedì 30 marzo, dalle 9,30, al Dipartimento di Fisica (viale Berti Pichat, 6/2), sarà disponibile un collegamento in diretta per seguire l’evoluzione dell'esperimento a Ginevra istante per istante e mettersi in contatto con i protagonisti.