L’inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro: vincoli e opportunità
L’innalzamento della competenza linguistica è l’elemento chiave per l’inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro. Lo rivela un’indagine statistica che ha coinvolto imprese e lavoratori immigrati di Bologna e Ravenna. Realizzate 250 interviste a lavoratori immigrati e 90 interviste a datori di lavoro.
Mercoledì 29 marzo alle ore 17, presso la sala "Di Tecco" del Dipartimento di Scienze Statistiche "Paolo Fortunati", Via Belle Arti 41, verranno presentati i risultati di una recente ricerca sul tema "L’inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro: vincoli e opportunità" realizzata da un’equipe di ricercatori del Dipartimento con il coordinamento del Direttore, prof. Giorgio Tassinari.
Parte integrante di un progetto Equal finanziato dalla Regione Emilia Romagna di cui è capofila Seneca, ente di formazione, l’indagine statistica, realizzata nelle province di Bologna e Ravenna nel corso dell’inverno 2005-2006, si è articolata in due distinte rilevazioni, una avente come target i lavoratori immigrati, l’altra le imprese che assumono lavoratori stranieri. Oggetto delle indagini è stata l’individuazione dei fattori che rispettivamente condizionano sia il successo professionale degli immigrati sia l’efficace inserimento di questi nelle strutture produttive. L’analisi comparata del punto di vista delle imprese e dei lavoratori stranieri costituisce quindi l’elemento peculiare della ricerca.
Le interviste ai lavoratori immigrati hanno interessato 250 persone (185 nella provincia di Bologna e 65 nella provincia di Ravenna) selezionati con un campionamento di tipo casuale stratificato per nazionalità e intervistati nel periodo ottobre-novembre 2005. Il sondaggio sulle imprese è stato effettuato telefonicamente nel periodo compreso tra il 20 e il 28 febbraio 2006. Per realizzare le 90 interviste è stato predisposto un archivio di 155 imprese localizzate nelle province di Bologna e Ravenna. Le imprese intervistate nella seconda fase della ricerca sono distribuite in modo bilanciato nei settori in cui si articola il sistema produttivo delle due province. Il settore maggiormente rappresentato è quello metalmeccanico (23%), seguito dall’edilizia (17%), dal commercio/turismo (13%) e dalla cura/assistenza alla persona. Oltre il 60% delle imprese intervistate ha più di 15 addetti e il 70% è costituito da società di capitale. Pertanto possiamo ritenere con una certa tranquillità che si tratta di imprese non "marginali", che rappresentano uno spaccato significato del mondo produttivo delle due province. Ciò è confermato anche dal fatto che ben il 35% delle imprese intervistate ha aumentato nel corso del 2005 il numero degli occupati, a fronte del 16% che ha fatto registrare una diminuzione, mentre ben il 40% prevede un ulteriore aumento dell’occupazione nel corso del 2006.
Molte le linee di tendenza evidenziate dalla ricerca. Il capitale umano dei lavoratori immigrati (regolari) nelle province di Bologna e Ravenna è piuttosto elevato e contrasta con le mansioni di tipo prevalentemente esecutivo a cui sono addetti. Si evidenzia così una netta discrasia tra le potenzialità professionali dei lavoratori immigrati e la loro utilizzazione nelle imprese italiane, che conferma quanto già emerso in merito alla capacità dichiarata di svolgere lavori con qualifiche superiori.
Il 45% degli intervistati a Bologna e il 61% a Ravenna pensa che nei prossimi cinque anni si sarà messo in proprio, e oltre il 50% in entrambe le province che avrà fatto carriera, manifestando così un livello di aspettative e di speranze piuttosto elevato.
La soddisfazione verso il lavoro svolto da parte degli immigrati è determinata in primo luogo dal salario. Infatti è il salario basso, elemento che rende pesante il lavoro, a discriminare maggiormente la gradazione tra soddisfazione e insoddisfazione lavorativa. Seguono la percezione di svolgere mansioni inferiori alle proprie professionalità ed il grado di soddisfazione dei rapporti con i propri colleghi. Gli ultimi due elementi "importanti" sono la richiesta di maggiore conoscenza della lingua italiana e la fatica fisica.
Si individua, quindi, un quadro composto sì da bisogni materiali (salario e fatica fisica) ma, forse, soprattutto, da necessità psicologiche (rapporti tra colleghi, riconoscimento di capacità) che sembrano sfociare in un desiderio di integrazione nella comunità dove adesso vivono, che si concretizza nella richiesta di maggiore padronanza della lingua italiana.
La soddisfazione delle imprese per l’inserimento lavorativo degli immigrati è piuttosto elevata; una area critica è rappresentata sicuramente dalla farraginosità burocratica indotta dalla legge Bossi-Fini.
Anche dalle interviste effettuate sulle imprese emerge una tensione tra elementi "fisici" ed elementi "relazionali" della prestazione lavorativa, che ha nella conoscenza/padronanza della lingua italiana lo snodo drammatico principale.
L’innalzamento della competenza linguistica degli immigrati viene a rivelarsi come l’elemento principale su cui costruire non solo una cosiddetta "integrazione degli immigrati", ma soprattutto il terreno comune di dialogo/dialettica da cui originare l’Italia del futuro.
Al workshop parteciperanno: Paolo A. Rebaudengo Assessore Istruzione, Formazione, Lavoro, Politiche per la Sicurezza sul Lavoro, Provincia di Bologna; Ilario Farabegoli; Assessore uscente Casa, Sevizi Sociali, Immigrazione, Comune di Ravenna; Fabrizio Alboni e Vittoria Sardella, ricercatori; Silvia Tolomelli e Andrea Stuppini e Sergio D’Alesio, Regione Emilia Romagna; Agostino Benassi Segretario Confartigianato-Federimprese di Bologna; Roland Jace, Forum Metropolitano; Paola Baldassarri e Cristina Borelli di Seneca.
Operatori, esperti, cittadini italiani e stranieri sono invitati a partecipare.