"Mamma Roma" di Pier Paolo Pasolini
Inaugurazione del secondo ciclo di Cinema e Pittura Proiezioni e incontri 2002-2003.
Società di S. Cecilia Amici della Pinacoteca di Bologna e Cineteca Comunale di Bologna presentano
Lunedì 15 dicembre 2003 alle ore 20 Presso Sala Officinema, via Pietralata 55/a
"Mamma Roma"
di Pier Paolo Pasolini
Presentazione di Giacomo Manzoli (Università di Bologna).
Lunedì 15 dicembre alle ore 20, presso la Sala Officinema in via Pietralata 55/a, si inaugura il secondo ciclo di Cinema e Pittura Proiezioni e incontri 2002-2003, la rassegna realizzata in collaborazione tra la Società di Santa Cecilia Amici della Pinacoteca Nazionale di Bologna e la Cineteca comunale di Bologna, dedicata al rapporto tra cinema e arti figurative. Il primo dei sei appuntamenti previsti é con la proiezione del film Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini (Italia, 1962, 105 min.), cui farà seguito il documentario Esperienza del cubismo del regista e scrittore Glauco Pellegrini, vera e propria rarità offerta agli appassionati d¹arte e al pubblico.
Scheda tecnica del film Mamma Roma (Italia, 1962).
Una prostituta desidera una nuova esistenza per sé e suo figlio. La contaminazione della propria esperienza di vita con un ideale piccolo-borghese conduce a un fallimento le cui responsabilità si estendono via via fino all¹intera società. Cinema di ³fulgurazione figurativa² (R. Longhi), ricco di richiami alla pittura rinascimentale, per un dramma splendidamente icastico.
Pasolini amava molto la pittura. Aveva imparato ad amarla all'Università di Bologna, frequentando le lezioni di storia dell'arte del grande critico Roberto Longhi, che gli aveva trasmesso la passione per Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Caravaggio. Non a caso in un episodio del film Decameron (1971), che ha per protagonista Giotto, Pasolini ha interpretato il grande pittore trecentesco. Nei suoi film è sempre possibile riconoscere l'influenza di grandi pittori, cosicché lui stesso è considerato uno dei maggiori "pittori" del cinema italiano: infatti costruisce le inquadrature come scene dipinte, con riferimenti precisi alla grande tradizione figurativa. Bisogna sottolineare che Pasolini non è interessato alla semplice citazione estetica. Per lui l'immagine pittorica dà la sintesi, visiva, di situazioni di grande complessità sentimentale o intellettuale. L'immagine pittorica esprime in modo chiaro, semplice ed efficace contenuti molto complessi, e li rende comprensibili a tutti. Non solo: la pittura del passato ha lo scopo di mettere in evidenza il presente, di renderlo più "vero". Per esempio, nel finale drammatico di Mamma Roma (1962) Pasolini cita un bellissimo quadro di Andrea Mantegna, il Cristo morto (1485): è chiaro che in questo modo, ancora una volta, vuole sottolineare il proprio amore per gli emarginati, per il sottoproletariato, per i "diversi" ai quali si sente vicino. Quando a Pasolini chiedevano di indicare i modelli che avevano influenzato il suo linguaggio cinematografico, indicava sempre i modelli pittorici. Il fatto che nei suoi film l'inquadratura era immaginata come un quadro chiarisce la preferenza di Pasolini per la fissità del campo. Lui stesso lo spiega nelle note di regia per Mamma Roma: "come se io in un quadro - dove, appunto, le figure non possono essere che ferme - girassi lo sguardo per vedere meglio i particolari". Quindi la pittura era anche un mezzo per riflettere sul suo modo di fare cinema, sul proprio linguaggio filmico. In alcuni film Pasolini ricorre ai tableaux vivants - cioè a vere e proprie "messe in scena" di opere pittoriche - perfettamente inseriti nella trama dei film anche se dotati di una propria singolarità (Giulia Grassi, Pasolini e la pittura). Non esiste esempio migliore della "fulgurazione figurativa" di cui parlava Pier Paolo Pasolini, che la fulminea inquadratura iniziale di Mamma Roma che plasticamente arieggia all'Ultima Cena pur senza riprodurla (dal catalogo della mostra Il genio e le passioni. Leonardo e il Cenacolo, Milano, Palazzo Reale, 21 marzo-17 giugno 2001).
Esperienza del Cubismo (Italia/ 1948).
"L'esperienza del cubismo (1949), anche se in bianco e nero, è pensato per spiegare la complessa rappresentazione pittorica della realtà ai più. In dieci minuti circa, il documentario sintetizza informazioni ricorrendo alla mise-en-scene di stilemi culturali allora diffusi (Paola Scremin). Di origini veneziane, Glauco Pellegrini nasce a Siena nel 1919. E' stato allievo e assistente del regista Francesco Pasinetti. La sua produzione si inserisce principalmente nel campo musicale e delle arti plastiche e figurative. Ha diretto sette film, tra i quali Ombre sul Canal Grande (1951). Sinfonia d¹amore-Schubert (1954) e Capriccio Italiano-Goldoni (1961). Per più di quindici anni ha scritto e diretto programmi culturali e d¹intrattenimento per la televisione, tra cui Bel canto e Canzone mia. Ha realizzato inoltre più di cinquanta documentari, molti dei quali hanno ricevuto premi e riconoscimenti. Il programma di proiezioni è stato reso possibile dal contributo dell¹Associazione Industriali della Provincia di Bologna.