Unibo Magazine

Lo sport fa bene alla salute. Lo dicono i medici e ora ad ascoltarli con attenzione ci sono anche i politici. Al convegno Physical Activity, Exercise and Cardiovascular Health, tenutosi lo scorso giugno a Bologna, c’erano per esempio i rappresentanti degli assessorati alla salute delle regioni Emilia Romagna, Toscana, Campania e Veneto. "L’interesse politico – spiega Marco Manca, segretario scientifico del congresso – deriva dal fatto che l’attività fisica potrebbe essere un intervento a basso costo. Bisogna però tenere presente che intervenire sugli stili di vita richiede ponderazioni sui soggetti ed è difficile intervenire su alcune categorie sociali di bassa scolarità, scarsamente sensibili ai messaggi pubblici". Lo sport, come ha spiegato anche Xavier Bonnefoy, responsabile per la regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, può insomma essere un’efficace ed economica medicina solo a fronte di un approccio integrato, in cui già dalla pianificazione urbanistica si dovrebbe progettare una città a misura di sport.

Ancora mancano azioni programmatiche nella direzione indicata da Bonnefoy, ma nel frattempo la scienza medica sta articolando con maggiore dettaglio il concetto di "sport che fa bene". "Ciò che è appurato – spiega Manca – è che diverse attività fisiche producono diversi effetti fisiologici. Un’attività aerobica, per esempio, migliora il ritmo cardiaco, mentre un’attività intensa influenza positivamente il meccanismo glucidico. Occorre quindi un intervento ponderato sul soggetto, perché in questo campo non esistono le relazioni dirette tipiche delle terapie farmacologiche. L’obiettivo è piuttosto il miglioramento complessivo delle condizioni del soggetto".

Un traguardo che non segue la via dell’agonismo. Il modello di sport che hanno in mente i medici bolognesi esclude tanto gli sforzi dei professionisti quanto, in retrospettiva, le grandi fatiche di chi fino a qualche decennio fa operava in agricoltura. "In quei casi – prosegue Manca – i vantaggi a lungo termine tendono a essere controbilanciati dai danni a breve termine. Il ciclismo, per esempio, può compromettere le funzionalità genitali, mentre il sollevamento pesi danneggia le articolazioni del ginocchio. L’agonismo, quindi, è utile solo nella misura in cui fa da promozione a uno sport. Per esempio io vedo positivamente i giochi della gioventù".

L’équipe bolognese porta avanti diversi progetti di ricerca. Sono in corso monitoraggi a lungo termine delle abitudini sportive delle popolazioni di Brisighella e Massa Lombarda. E, per quanto riguarda le sperimentazioni più innovative, sono attivate ricerche sulla Heart Rate Variability, ovvero sullo studio statistico delle distanze tra i battiti negli elettrocardiogrammi: "E’ ormai appurato – spiega Manca – che questo parametro, su cui si può intervenire con l’attività fisica, è un indicatore della salute dell’individuo e del sistema nervoso autonomo in particolare".

Ora, da poco conclusi i lavori di Physical Activity, Exercise and Cardiovascular Health, l’obiettivo del comitato organizzatore, formato dal prof. Antonio Gaddi, dal prof. Franco Rusticali, da Arrigo Cicero e appunto da Marco Manca (segretari scientifici), è trasformare il congresso in un appuntamento abituale. "Colmeremmo una lacuna – conclude Manca – Ci sono infatti molti corsi per l’educazione continua in medicina finalizzati alla medicina per lo sport, ma mancano iniziative per dedicate allo sport come medicina".