Unibo Magazine
Stato giuridico dei docenti universitari: si può trovare una mediazione?”. E’ questo il titolo della conferenza nazionale promossa dal Cipur, dal Cnu, dall’Associazione Agorà e dal comitato Pro Libertatibus, per elaborare una proposta intersindacale di modifica del progetto Moratti. All’incontro, organizzato venerdì 30 aprile presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia di Bologna si sono raccolti tutti i rappresentanti politici, sindacali e accademici coinvolti nella vertenza sul riordino dello statuto giuridico dei professori universitari. Per quanto riguarda i parlamentari erano presenti l’Onorevole Mario Pepe, relatore della Commissione Cultura della Camera, alcuni membri della commissione e il prof. Beniamino Brocca dell’Ufficio Nazionale Università dell’UDC. C'erano poi i Presidenti Nazionali dei sindacati universitari e con loro un rappresentante della Crui.

L’onorevole Mario Pepe ha inaugurato le relazioni ufficiali facendo il punto sull’attuale stato dei lavori Parlamentari e invitando ad accellerare il dibattito. "Siamo già in ritardo nell'approvazione della legge", ha  affermato l'Onorevole commentando le date di nascita del corpo docente. A Pepe è succeduto Liberatore che ha difeso il progetto Moratti: "E' una legge delega - ha detto - e per valutarla occorre attendere i decreti attuativi". Contro la riforma è invece intervenuto Sergio Sergi dell'Università di Messina che ha lamentato "la deresponsabilizzazione delle istituzioni pubbliche". Così riassunta le fila di un dibattito ormai in atto da mesi, ha preso infine la parola Gualtiero Calboli, membro dell’Uspur e Presidente dell’Associazione Agorà, che ha formulato la proposta di mediazione elaborata dal gruppo intersindacale di Bologna. “Una proposta – dichiara Nino Luciani, esponente del Cipur – che vuole incanalare le diverse posizioni delineatesi in ambito accademico in un unico disegno da sottoporre all’attenzione del Parlamento”.

Il progetto di mediazione presentato a Bologna sfiora tutti i punti cardine del ddl Moratti: la distinzione tra docenti a tempo pieno e docenti a tempo determinato, l’abolizione dei concorsi locali in favore di quelli nazionali e l’abolizione del ruolo di ricercatore.
In merito alla prima di queste questioni l’opposizione è stata netta, per il timore di non poter più distinguere tra chi opera solamente per l'università e la ricerca e chi invece affianca alla didattica collaborazioni professionali esterne.
Positivo invece l’atteggiamento verso il concorso unico nazionale, che però dovrebbe limitarsi a ratificare l’idoneità alla docenza del candidato, lasciando ai concorsi locali il diritto di scegliere quali degli idonei chiamare veramente in ruolo, nel tentativo di garantire sia la trasparenza della valutazione sia l'autonomia degli atenei.
Concorsi di idoneità nazionale e concorsi di reclutamento locali, quindi, che dovrebbero sommarsi nel reclutamento di ricercatori “a tempo”. La proposta di mediazione prevede infatti che il ruolo di ricercatore sia confermato, ma che dopo un periodo da definirsi, per esempio dieci anni, la sua attività venga valutata da una commissione scientifica, chiamata a promuovere il candidato al ruolo di docente o, viceversa, a delegarlo all’insegnamento nelle scuole medie superiori e inferiori.

Durante le relazioni ha fatto irruzione in aula una rappresentanza della Rete Nazionale dei Ricercatori Precari, entrata portando con sé uno striscione con su scritto "Naufraghi del sapere". "Tutti parlano e nessuno dice la verità. Anche noi quindi desideriamo prendere parte al dibattito e far presente la nostra situazione", ha dichiarato Michele Gianfelice, improvvisatosi portavoce del gruppo.