Le regole del gioco è il nome del progetto teatrale a cura di Silvia Mei che La Soffitta 2012 dedica alla compagnia Menoventi. Il progetto, ospitato ai Laboratori DMS (via Azzo Gardino, 65/a), comprende due diversi spettacoli, InvisibilMente (martedì 21 febbraio, ore 21, ingresso libero) e Semiramis (giovedì 23 febbraio, ore 21, ingresso con biglietteria), quest'ultimo preceduto alle 16 da un incontro pubblico con i membri della compagnia. E' in programma anche un laboratorio teatrale riservato agli studenti universitari.
La compagnia Menoventi
Cresciuti in tre diverse zone d’Italia, Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele seguono differenti percorsi. Uniti da un comune sentire sul teatro, fondano nel 2005 la compagnia Menoventi. Esordiscono con In Festa. Seguono Semiramis (2007) e due lavori formalmente vicini come InvisibilMente (2010) e Perdere la faccia (2011), co-prodotto dal 41° Festival di Santarcangelo. Menoventi persegue secondo modalità e soluzioni differenti la messa in crisi del dispositivo teatrale e la permeabilità scena-sala, secondo un’alchimia che non trascura nessun elemento della composizione scenica: una perfetta mediazione tra scrittura, drammaturgia, presenza e lavoro dell’attore, regia.
InvisibilMente
Spiegano i membri di Menoventi: "Volevamo fare uno spettacolo sul giudizio universale. Abbiamo speso tempo ed energie per capire a quale categoria di dannati i nostri protagonisti avrebbero aderito, concludendo che per essere esemplari della nostra razza non avrebbero potuto essere che degli ignavi senza peccato. Insomma, un capolavoro che sondasse la reazione dell’umanità posta sotto analisi ed in attesa di relativo giudizio; la consapevolezza dell’essere osservati e di avere un dito enorme puntato contro; la sensazione concreta di un’autorità superiore che sceglie proprio noi, ramo secco nell’evoluzione della vita su questo pianeta. Il tutto reso attraverso equilibrati effetti speciali ed una manciata di ottimi attori".
Semiramis
La cattività prolungata è causa di allucinazioni, o di comici malintesi. Dal sottosuolo emerge l’irresistibile figura dell’imperatrice rubata all’opera di Calderòn de la Barca, La figlia dell’aria. La sovranità sarà allora la nuova prigione, la parola l’isolamento, l’incesto la rivolta. All’interno di un labirinto simmetrico, dove grotta e reggia sono identiche e tremendamente simili a un bagno senza sanitari, Semiramis percepisce eventi casuali come responsi ai soliloqui, generando un dialogo con una serie infinita di doppi interlocutori. Impossibile distinguere tra avvenimento e allucinazione, come altrettanto impossibile è giudicare la miseria del potere; chi si è impigliato nella sua rete ha infatti un’unica apparente via d’uscita: quella verso l’alto. E questo animale sacrificabile non esiterà ad eseguire, una volta intrappolato, la personale vendetta pubblica.