Care Colleghe e cari Colleghi,
l’ultimo atto di questo lungo rettorato è dedicato a tutti Voi, cui invio il saluto più affettuoso e il ringraziamento più sentito per il lavoro tenace che avete dedicato al servizio dell’Alma Mater in questi anni. Ciascuno nelle proprie funzioni, voi avete contribuito efficacemente a consolidare e a migliorare le prestazioni dell’Ateneo, oggi riconosciute in campo nazionale ed internazionale.
Sulla scena del mondo i successi vengono ascritti principalmente a merito del pilota, ma nel nostro caso la semplificazione è scorretta e ingiusta perché ignora che i traguardi fondamentali, -per esempio quello della ricerca internazionale- sono in realtà il frutto di un impegno corale e appassionato.
Vorrei ricordare a questo punto i nomi dei collaboratori più stretti di questi anni intensi non meno che travagliati, ma la lista sarebbe troppo lunga e questo invita a limitarmi ai Pro-Rettori: al caro, paziente ed avveduto Prof. Gino Busetto, ai generosi Proff. Paolo Pupillo, Guido Gambetta, Walter Tega, Paola Monari, Roberto Grandi, Guido Masetti e Marco Depolo. Aggiungo a questa breve lista la Dott.ssa Ines Fabbro che fu sostegno solido e creativo.
E’ prevedibile che gli anni che si preparano non siano meno contrastati di quelli che abbiamo percorso insieme: il pensiero corre subito al nostro nuovo Rettore, il Prof. Ivano Dionigi, cui certo tutti Voi assicurerete un sostegno non inferiore a quello che avete concesso a me. Caro Magnifico Rettore, buona fortuna e buon lavoro!
Non si fa un lavoro come quello che io ho fatto per nove anni senza avere presente, ad ogni istante e come abito permanente, la necessità di esplorare o di immaginare il futuro della nostra Istituzione. Dunque, anche il congedo non può fare a meno di proiettarsi all’orizzonte e allora, care Colleghe e cari Colleghi, questo mio saluto è intimamente percorso dalla speranza che la ricerca scientifica possa ulteriormente radicarsi nel vostro lavoro come il compito primario dell’Ateneo, nella convinzione che da una ricerca scientifica di buona qualità derivi automaticamente l’esigenza di una didattica innovatrice, di una gestione più efficiente e di servizi più evoluti. Unibo, sotto questo profilo, possiede enormi potenzialità di sviluppo in qualche misura ancora inespresse.
Stamane i fondi di ricerca derivanti da progetti approvati nell’ambito del VII° Programma Quadro europeo sfioravano 32 M€. Il risultato è meraviglioso, soprattutto perché ci istruisce che se ci diamo un’organizzazione che pensi in grande e guardi lontano, se poniamo in contatto i gruppi di ricerca, se diamo fiducia ai giovani e ne liberiamo le energie creative, se continueremo a pensare all’Ateneo come a un unico e vasto parco della scienza all’interno del quale occorre abbattere gli steccati dell’abitudine e dei personalismi, allora il futuro di Unibo conoscerà stagioni ben più prospere.
C’è una condizione che va rispettata, come una sorta di strada obbligata ma disagevole, perché postula un cambiamento di costume nella selezione dei docenti e dei ricercatori. In Unibo deve mettere radici più profonde l’assoluta necessità di ricercare in ogni circostanza le migliori intelligenze, non importa se queste fossero collocate al di fuori delle sue mura o in campo internazionale. La competizione tra le università d’Europa si gioca essenzialmente su questo terreno.
Care Colleghe e cari Colleghi, voi mi avete consentito di unire mestiere e passione al grado più elevato.
Anche per questo ricevete il mio abbraccio affettuoso
Pier Ugo Calzolari