Nel giorno in cui a Bologna si "accende" Sirio, il vigile elettronico, nella Facoltà di Statistica sono stati presentati i risultati di MISA-2, lo studio pianificato di metanalisi sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici, realizzato dalle Università di Bologna, Firenze e Torino grazie ai finanziamenti del Ministero della salute e del Miur, rilevando i dati di quindici città campione per sette anni. "Si tratta di un lavoro di ricerca innovativo - sottolinea la prof.ssa Daniela Cocchi, dell'Università di Bologna - per il coinvolgimento di universitari e non, di medici, statistici e meteorologi: uno studio interdisciplinare con alle spalle tanti anni di lavoro, e con risultati assolutamente utili, promettenti e di supporto alle istituzioni".
I dati ottenuti fanno riflettere sul degrado dell'area che respiriamo: il gruppo di esperti ha infatti stimato che il numero di decessi per cause naturali, cardiovascolari e respiratorie e di ricoveri ospedalieri, attribuibili all'inquinamento atmosferico e in particolare al PM10, le polveri costituite da particelle con diametro inferiore a 10 micron, sono 900 all'anno. E la situazione non migliora facendo riferimento alle sostanze gassose: stando ai risultati dell'indagine, sarebbero 2000 i morti causati ogni anni al biossido d'azoto e 1900 quello riconducibili nello stesso periodo al monossido di carbonio. Nella sola città di Bologna, per altro superata solo dalle grandi città come Roma, Milano, Napoli, e Torino, i morti annui per il PM10 sono 64, per il biossido di azoto 95 e 45 per il monossido di carbonio.
Numeri da capogiro, "se si considera - precisa il prof. Annibale Biggeri dell'Università di Firenze - che questi inquinanti sono tutti espressione di un unico fenomeno più complesso, l'inquinamento atmosferico, e che essendo correlati tra loro è impossibile scinderne gli effetti. Lo studio ha, infatti, valutato l'aumento dei decessi proprio nei giorni in cui vengono registrati i picchi degli inquinanti. Dunque, i dati non sono sommabili, dato che nello stesso giorno possono esserci picchi di diversi componenti inquinanti".
Diverse le novità metodologiche adottate da questa ricerca. "Negli altri studi - continua il prof. Biggeri - si è sempre tenuto conto di parametri europei o statunitensi. Con questo studio, invece, siamo stati in grado di misurare direttamente la concentrazione delle particelle PM10 e abbiamo potuto così confermare che tra le quindici città esaminate, Bologna, Genova, Milano e Torino hanno superato il livello ben oltre la soglia minima". Inoltre, le stime dei precedenti studi sono sempre state fatte sul lungo periodo, mentre quelle di MISA-2 si sono concentrate sul breve periodo. "Sono così stime fatte su crisi puntuali, cioè sui giorni immediatamente successivi ai picchi di inquinamento. Se i dati sono sbagliati - dice il docente - sono sbagliati in difetto".
L'importanza di questo studio è stata sottolineata anche dall'assessore alla sanità del Comune di Bologna, Giuseppe Paruolo, che ha precisato come "studi del genere possono e devono dare molto in termini di conoscenza e di sistemi di supporto delle decisioni, devono cioè in qualche modo aiutarci a capire verso quale direzione vanno orientati gli sforzi".
Quali i provvedimenti e i suggerimenti? "Indubbiamente - conclude Biggieri - dai dati emerge che non c'è un solo 'assassino'. Non si può sperare di risolvere il problema inquinamento con piccole o settoriali strategie. Occorrono provvedimenti globali e pensare a politiche di mobilità su vasta scala". In attesa di questi provvedimenti, un consiglio del prof. è sicuramente quello di evitare di fare jogging lungo i viali.