L’inizio del rapporto tra il maestro Giuseppe Levi e l’allieva Rita Levi Montalcini non fu facile. Il maestro si intestardiva a far studiare alla giovane la formazione delle circonvoluzioni nervose nel feto umano e l’allieva, che riteneva il tema "molto pedestre", produceva dei risultati scadenti. "Si capisce che tu non hai nessun talento per la ricerca", disse addirittura una volta l’esperto professore alla giovane assistente. Però decise di affidarle comunque gli studi sullo sviluppo delle cellule in vitro, una tecnica allora sconosciuta in Italia. Circa trent’anni dopo, per l’esattezza nel 1986, l’allieva ricambiò quella fiducia, vincendo il premio Nobel per la medicina assieme a Stanley Cohen.
Rita Levi Montalcini ha ricordato molte tappe della sua amicizia con Giuseppe Levi martedì 31 gennaio in Aula Magna. Ha parlato nel corso di una tavola rotonda promossa dalla European Genetics Foundation, in collaborazione con il Museo Ebraico, l’Università di Bologna e UniboCultura. Con lei c’erano moli altri nomi della ricerca medica e genetica internazionale, insieme per la prima tappa di una serie di incontri tra specialisti e pubblico sugli aspetti etici, legali e sociali della ricerca genetica. Una disciplina quest’ultima che presto troverà a Bologna un nuovo impulso: "Presso l’eremo di Ronzano – dichiara infatti il prof. Giovanni Romeo, Presidente della European Genetics Foundation – sta nascendo il Giuseppe Levi and Victor A. Mc Kusick Euro Mediterrean Center for Genetics and Medicine con lo scopo di diffondere le conoscenze scientifiche finalizzate alla cura e alla prevenzione delle malattie genetiche".
Giuseppe Levi, a cui era dedicato l’incontro, è stato il padre intellettuale di tre premi Nobel: Salvador Luria, Renato Dulbecco e appunto Rita Levi Montalcini, scelta per raccontare ai giovani i tratti più intimi della personalità di un appassionato ricercatore. Fino nei suoi aspetti più burberi e talvolta densi di ironia. "Una volta – ricorda Levi Montalcini – annoiato dalla solita seduta di fronte al solito cadavere, (Levi) fissò lo sguardo su una porta da cui filtrava luce e chiese chi era quel ‘figlio di un cane’ che fumava. ‘Sono io papà’, fu la timida risposta del figlio".
Levi fu un integerrimo professore, al punto da imporre in biblioteca una temperatura di dodici gradi per evitare che si trasformasse in un luogo di ritrovo. Levi fu un integerrimo antifascista, protagonista di un’opposizione resa celebre dalla figlia, Natalia Ginzburg, in Lessico Famigliare. Ma Levi fu soprattutto un integerrimo ricercatore. "Aveva per la ricerca un rispetto morale, che mi auspico di trovare anche negli scienziati di oggi", dichiara Rita Levi Montalcini, sottolineando una punta d’invidia per i giovani d’oggi. "Io – conclude il Premio Nobel – li invidio perché con l’informatica possono essere, non solo spettatori, ma protagonisti dell’arena globale".