Un serio intervento sull'Università può avvenire soltanto introducendo un sistema basato sulla valorizzazione e sulla valutazione dei risultati, sulla revisione del sistema di accesso alle carriere e del modello di finanziamento pluriennale. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il disegno di legge sullo Stato giuridico approvato dal Senato e attualmente in discussione alla Camera.
Questo il senso della mozione approvata all'unanimità dalla CRUI che sarà discussa e adottata il 19 da tutti gli organi accademici delle Università italiane. Secondo i Rettori, "i numerosi mutamenti introdotti nel testo originario hanno soltanto ridotto gli aspetti più controproducenti senza modificarne l'impianto di fondo". Anzi "la combinazione delle disposizioni del ddl sullo stato giuridico e dei contenuti della Legge Finanziaria proposta renderà di fatto ingestibili le Università".
Il ddl sullo stato giuridico fa infatti ricadere sugli Atenei tutti gli oneri finanziari aggiuntivi, indispensabili per dare un seguito effettivo alle norme (integrazioni a livello locale delle retribuzioni di stipendio del personale docente; finanziamento di un numero adeguato di posti di professore associato ed ordinario da bandire, riservati e non; copertura per le future chiamate di idonei e docenti dall'estero; maggiori costi derivanti dalle tipologie dei contratti previsti, in particolare per i giovani.).
A fronte di ciò la Legge Finanziaria prevede di lasciare a carico dei bilanci degli Atenei 210 milioni di euro di oneri derivanti dagli adeguamenti stipendiali del personale docente e tecnico-amministrativo; una diminuzione del FFO di 55 milioni di euro rispetto allo scorso anno una ulteriore riduzione dell'1 per mille, per istituire il Consiglio nazionale per la valutazione; un'ulteriore decurtazione di 60 milioni di euro (su 150) sul fondo per l'edilizia universitaria, azzerando lo stanziamento per il biennio successivo; il versamento allo Stato degli importi accantonati in seguito al decreto taglia-spese del 2002; un incremento del fondo destinato alle Università non statali inadeguato a fronte di una non programmata crescita del numero delle stesse; il mantenimento dell'IRAP all'8,50% senza nessuna decurtazione dell'imponibile, in particolare delle spese per ricerca.
L'Assemblea della CRUI, inoltre, respinge con sdegno le interpretazioni fuorvianti e offensive avanzate da alcune parti rispetto a posizioni assunte dalla Conferenza dei Rettori esclusivamente nell'interesse dell'istituzione universitaria per una migliore funzionalità scientifica e didattica.