Unibo Magazine

Illustre Signor Ministro,

il Senato Accademico dell’Università di Bologna Le invia questo appello urgente a volere riconsiderare il finanziamento ordinario delle università per gli anni 2010 e successivi. Tutti i tentativi di bilancio di previsione che abbiamo effettuato portano invariabilmente alla stessa conclusione che già da tempo avevamo anticipato: la situazione finanziaria sarà semplicemente ingestibile.

Le citiamo un solo risultato. Fa riferimento alla nostra Università e deriva da calcoli analitici accurati: nel 2010, pur immaginando un turn-over nullo e dunque assumendo a vantaggio del bilancio tutte le risorse conseguenti, l’equilibrio del bilancio richiederà che la spesa per la gestione (spesa totale meno la spesa non contraibile) debba essere ridotta del 40%! Ricerca, didattica, servizi agli studenti, sistemi informativi e bibliotecari, internazionalizzazione, edilizia e manutenzione, ecc. subiranno un danno irreversibile. Verranno di colpo vanificati tutti gli sforzi che le buone università italiane hanno affrontato in questi duri anni per mantenere il contatto con l’università europea. Questo nostro è l’unico ateneo italiano entro i primi 200 mondiali nella valutazione del Times ed è ancora il primo nella classifica Webometrics, ma è certo che da queste classifiche scomparirà rapidamente poiché questi risultati non dipendono soltanto dalla qualità dell’investimento ma anche, e in modo determinante, dall’entità delle risorse investite.

Le proponiamo di riflettere sull’avvenire dei giovani ricercatori che si vedranno precluso, questa volta in modo pressoché totale, l’unico accesso agli ambienti della ricerca ancora attivi in questo nostro paese e cioè quelli universitari. Il brain drain, che noi attualmente lamentiamo, diventerà rapidamente un brain waste: sarà la dissipazione della risorsa più preziosa per un paese già in grave difficoltà di competitività ancor prima dell’arrivo della crisi mondiale.

Non creda, signor Ministro, che questi argomenti contengano amplificazioni della realtà delle cose. Consideri, per esempio, che un taglio interno del 40 % sulle spese per la ricerca imporrà una seria limitazione nei dottorati e nei contratti di di ricerca.
Noi siamo convinti che le conseguenze dei tagli previsti dalla finanziaria approvata nel luglio 2008 non siano state sufficientemente valutate. E’ certamente sfuggito il fatto, per esempio, che, aggirandosi la spesa fissa per il personale nell’intorno del 90% del FFO, una riduzione dell’ordine del 10% per il 2010 avrebbe lasciato a mala pena i fondi per gli stipendi.

Probabilmente si immaginava che la contrazione del turn-over avrebbe compensato il taglio del FFO e invece non è così: in molti atenei, soprattutto nei maggiori, la riduzione del turn-over non bilancia nemmeno l’incremento automatico della spesa fissa per il personale.

E’ stato valutato che, riducendo il denominatore del rapporto "spesa per il personale/FFO" nella misura prevista nel solo 2010 (senza contare gli anni successivi) quasi tutte le università si troveranno con valori di quel rapporto superiori al 90%? Con la conseguenza che esse non potranno più bandire concorsi a norma dell’art. 1 della L. 1/2009? E che cosa dovremo fare in relazione alla contribuzione studentesca, che dovrebbe essere ridotta?

Qualcuno ha sostenuto la tesi che gli atenei devono cercare al di fuori le risorse mancanti, ma si tratta di ipotesi frutto di scarsa conoscenza della realtà. Il taglio 2010 per Unibo corrisponde a circa 40 M€: sfidiamo chiunque ad immaginare sorgenti esterne disponibili a fornire ogni anno una somma di queste dimensioni. Basterebbe questo argomento per riconoscere che l’ipotesi delle fondazioni universitarie non sarà praticabile se non in poche sedi favorite dalle condizioni al contorno.

Noi La invitiamo ad adoprarsi affinché venga eliminata o sostanzialmente ridotta quella che appare una vera amputazione delle risorse per le università e che ci pone in controtendenza in Europa. Ella si sta lodevolmente cimentando con la riforma generale dell’Università, ma a poco varrebbe costruire una governance più efficiente, per esempio, se poi dovesse essere applicata ad istituzioni esangui o non più reattive.

Noi La invitiamo, altresì, signor Ministro, a volere considerare con attenzione la necessità di non ignorare l’ingiustizia di modi di ripartizione  delle risorse che hanno generato negli ultimi dieci anni squilibri pesantissimi rispetto ai criteri standard che lo stesso MIUR si era dato: alcuni sistemi universitari hanno ottenuto 1000 M€ in più ed altri 1000 M€ in meno. Noi riteniamo indispensabile che parte del 7% premiale venga destinato agli atenei che bene hanno meritato e che sono rimasti sottofinanziati.

Un’ultima questione Le sottoponiamo, che si collega alla considerazione precedente. E’ ormai impraticabile il ricorso a norme uniformi per un sistema, come quello universitario, che presenta un panorama caratterizzato dalla disomogeneità. Ci sono compiti speciali che alcuni atenei hanno assunto per effetto di dispositivi di legge: è il caso di Unibo, per esempio, che ha operato un decentramento in Romagna sulla base del Piano Triennale, mantenendo l’unità dell’ateneo, ricevendo gli elogi recenti del CNVSU per la qualità della didattica e della ricerca, facendo risparmiare 1000 M€ in dieci anni al Governo e non avendo ricevuto alcun sostegno specifico da dieci anni a questa parte. Pertanto, Le sottoponiamo ancora la proposta di dar vita a veri e propri accordi di programma, almeno per i maggiori atenei, che prevedano impegni, verifiche e corrispondenti risorse.

Le inviamo i nostri omaggi.


Il Senato Accademico dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna