Lunedì 1 dicembre (ore 21) appuntamento al Teatro Comunale di Bologna con “I Concerti di Musica Insieme” per ascoltare tre straordinari solisti, insieme per la prima volta in Italia: Angelika Kirchschlager, Yuri Bashmet, Jean-Yves Thibaudet.
La reputazione internazionale di Angelika Kirchschlager si è consolidata intorno alle interpretazioni di W.A. Mozart e di R. Strauss. Ha collaborato con i importanti direttori d’orchestra, tra cui Riccardo Muti e Sir Simon Rattle, esibendosi anche in numerosi recital al Muiskverein a Vienna, l’Alice Tully Hall a New York ed il Wigmore Hall a Londra.
Yuri Bashmet ha inaugurato nel 1976, con il primo premio al Concorso Internazionale di viola di Monaco, una carriera costellata da grandi successi. Ha suonato con le orchestre più importanti del mondo, è stato dedicatario delle prime assolute di Schnittke, Kancheli, Tavener, Ruders, Gubajdulina, Britten, e nella cameristica è stato partner di Svjatoslav Richter, Natalia Gutman, Quartetto Borodin, Gidon Kremer, Viktoria Mullova, Mstislav Rostropovič e Maxim Vengerov.
Pianista di grande profondità e sensibilità, Jean-Yves Thibaudet è noto per la sua eleganza esecutiva, l’interpretazione poetica e l’eccezionale padronanza delle complessità ritmiche. Si è esibito con celebri direttori, ensembles e cantanti quali Cecilia Bartoli, Renée Fleming e il Rossetti String Quartet. È ospite abituale dei festival internazionali di Salisburgo, Spoleto, Verbier, Tanglewood e Saratoga.
Aprono la serata i Poems di Eugene Hartzell su poesie di Jehane Markham, in cui l’autore adotta lo stesso inconsueto organico strumentale a trio scelto da Brahms nell’op. 91, che ascolteremo in chiusura: la presenza della viola accanto al pianoforte conferisce loro un’aura intensamente elegiaca. Il tema del sogno e della lontananza dell’amata sono presenti nei Cinque Lieder op. 38 dell’austriaco Erich Wolfgang Korngold, composti negli anni Quaranta. Di Charles Martin Loeffler ascolteremo poi i Quatre Poèmes op. 5, scritti nel 1897 su testi di Charles Baudelaire e Paul Verlaine, nell’atmosfera e con l’intensità timbrica tipicamente francesi. Con Schubert – il cui canto, da “Gretchen” a “Delphine”, scorre fluente e limpido in un’atmosfera tenuemente evocativa – ed il Brahms dell’opera 91, si chiuderà quest’ideale viaggio a ritroso nel repertorio liederistico, con una doverosa sosta sulle note dell’intramontabile Arpeggione per viola e pianoforte.