Unibo Magazine

Il "sì" dell’Agenzia spaziale europea (Esa) è un successo per gli studiosi italiani che da anni lavorano al progetto. "Del nostro universo - spiega Andrea Cimatti dell’Università di Bologna - possiamo osservare direttamente solo il 4 per cento sotto forma di pianeti, stelle e galassie. Il restante 96 viene chiamato 'oscuro' e la sua natura resta ignota: per il 73 per cento è energia oscura (responsabile dell'espansione accelerata del cosmo) e per il 23 per cento materia oscura. Fare luce sull’universo 'oscuro' è la più grande sfida della attuale cosmologia e fisica fondamentale".


Cosa fa Euclid
Euclid
affronterà tale sfida grazie alla ricostruzione di una mappa tridimensionale della distribuzione della materia e la sua evoluzione durante gli ultimi 10 miliardi di anni, tracciando così gli effetti osservabili che energia oscura, materia oscura e gravità hanno sulla geometria dell’universo e sulla storia cosmica della formazione delle sue strutture. "Ricostruire questa mappa equivale in qualche modo a decodificare il 'Dna dell'universo'", dice Cimatti. Un viaggio a ritroso nel tempo che ci consentirà anche di verificare la validità della legge di gravitazione in spazi e tempi cosmici molto remoti.

Il "tele-grandangolo"
Questa mappa dell’universo sarà ottenuta grazie a due strumenti "grandangolari" che consentiranno di osservare simultaneamente nel visibile e nel vicino infrarosso vaste aree di cielo fino a formare gradualmente un "mosaico" di più di un terzo della intera volta celeste in circa cinque anni di osservazione e raccogliendo dati per centinaia di milioni di galassie vicine e lontane. Questo sarà possibile perché ognuno dei due strumenti consente di osservare in un colpo solo un’area di cielo maggiore della dimensione della Luna piena e circa 200 volte più grande dell’area di cielo che Hubble può puntare in una singola osservazione.

Secondo Roberto Scaramella dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Roma "la forza di Euclid è sia la complementarietà dei metodi di indagine, necessaria per verificare i risultati, sia il fatto che i dati raccolti saranno di enorme interesse per molti altri campi dell'astrofisica".


Il consorzio Euclid
Euclid è il risultato di un grande sforzo corale da parte di un consorzio che include più di 110 istituti e laboratori e più di 800 scienziati in Europa. Il consorzio è anche responsabile dei centri di raccolta e analisi dei dati ottenuti. Le nazioni che partecipano e contribuiscono al consorzio Euclid sono Austria, Danimarca, Italia, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Romania, Spagna e Svizzera, con il contributo di alcuni laboratori in Usa. Tale consorzio agisce in sinergia con Esa per lo sviluppo della missione in tutti i suoi aspetti scientifici e tecnologici.

Il contributo dell'Italia
L’Italia è, insieme alla Francia, uno dei due partner maggiori, e la sua partecipazione è supportata principalmente dall’Agenzia spaziale italiana (Asi). In Euclid sono coinvolti circa duecento scienziati italiani, appartenenti all'Inaf (principalmente osservatori ed istituti Oar, Ifsi, Iasf-Bo, Oabo, Iasf-Mi, Oats) e a numerose università (principalmente Unibo, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Units, Sissa). Molti i ruoli di rilievo: Andrea Cimatti (Unibo) e Roberto Scaramella (Inaf-Oss. di Roma) sono nel comitato scientifico della missione e rappresentano l'Italia nel board del consorzio europeo (guidato da Y. Mellier, Iap, Francia) che fornirà gli strumenti e l'analisi dati. Nel consorzio con ruoli operativi vi sono: Fabio Pasian (Inaf-Oss. di Trieste), responsabile dell'intero Segmento di Terra; Roberto Scaramella, Mission survey scientist; Anna di Giorgio (Inaf-Ifsi) e Luca Valenziano  (Inaf-Iasfbo) curano gli importanti contributi degli istituti e dell' industria nazionale rispettivamente agli strumenti ottico e infrarosso.