Un confronto tra autorevoli giuristi, tra cui il civilista Pietro Rescigno e il costituzionalista Roberto Zaccaria (già presidente della Rai) sullo scottante problema del pluralismo nella regolamentazione dell’attività radiotelevisiva: è questo l’oggetto dell’incontro, organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza per venerdì 16 giugno, alle ore 15, presso la Sala Armi della Facoltà di Giurisprudenza (via Zamboni 22).
L’incontro, cui parteciperanno, oltre a Pietro Rescigno (docente di diritto civile, Univ. Roma) e a Roberto Zaccaria (docente di diritto costituzionale, Firenze), i professori dell’ateneo bolognese Francesco Galgano (diritto civile), Augusto Barbera (diritto costituzionale), Chiara Alvisi (diritto privato), e i giuristi dell’Università di Amburgo Wolfgang Schulz e Stephan Dreyer - sarà anche l’occasione per presentare il volume scritto dalla prof.ssa Daniela Memmo (docente di diritto civile), che fungerà da moderatore del dibattito, e da Silvia Miconi (avvocato e dottoranda di diritto civile) per la collana del Seminario Giuridico dell’Università di Bologna.
Il testo si intitola Broadcasting Regulation: market entry and licensing. "Il nostro sistema radiotelevisivo – spiega la prof.ssa Memmo - ha subito una complessa evoluzione, che passa per l’emanazione di diverse leggi e, soprattutto, per numerose pronunce della Corte Costituzionale. Quest’ultima ha attentamente vagliato la normativa in materia, per verificarne la conformità al fondamentale il principio della libertà di manifestazione del pensiero, previsto dall’articolo 21 della Costituzione".
"L’ultimo intervento legislativo, la nota legge Gasparri del 2004,- prosegue la giurista - è da ultimo confluita nel Testo Unico della radiotelevisione del 2005. Dal punto di vista del giurista, l’emanazione di un testo unico rappresenta la volontà del legislatore di sistemare in maniera tendenzialmente definitiva la materia regolamentata. Eppure accese polemiche accompagnano taluni aspetti della normativa, come quello dell’occupazione delle frequenze per le emittenti televisive cosiddette "eccedenti", e destinate al passaggio al digitale terrestre, o come la questione della ripartizione delle risorse previste per il SIC (Sistema integrato delle comunicazioni) ed i conseguenti rischi di concentrazione".
"Proprio del Testo Unico varato dal precedente governo – precisa Memmo - si discuterà nell’incontro di studio, per valutarne la compatibilità con i principi costituzionali e, soprattutto, con i principi comunitari, che sempre più urgentemente esigono il superamento delle anomalie del sistema italiano di broadcasting ed il suo adeguamento ai modelli dei partners europei, nel quadro dell’affermazione del pluralismo dell’informazione e di una sostanziale libertà di concorrenza anche in questo settore nevralgico per lo sviluppo politico, sociale e culturale del Paese".
"In senso generale – continua poi la docente -, si discuterà del significato da attribuirsi alla regola del "pluralismo informativo", che discende direttamente dall’ articolo 21 della costituzione. Esso va inteso sia come pluralismo interno, teso ad assicurare la libertà di espressione nella scelta del contenuto dell’informazione e la circolazione delle idee senza discriminazioni e censure da parte di tutti gli operatori presenti sul mercato, pur nel rispetto di altri principi di rango costituzionale, come ad esempio la tutela dei minori o il rispetto della privacy, sia come pluralismo esterno, volto ad assicurare la presenza sul mercato dell’informazione di quante più voci possibili, senza esclusioni od emarginazioni dovute alla concentrazione delle risorse nelle mani di uno o pochi soggetti".
La riflessione è arricchita dalla considerazione della prospettiva comparatistica, garantita dalla presenza di due relatori provenienti dal prestigioso Istituto per la ricerca sui mass-media (Hans Bredow Institut für Medienforschung) di Amburgo.