Unibo Magazine

Un lavavetri che diventa "osservatore permanente sul traffico", un operaio di colore "imprenditore edile", un senza fissa dimora "addetto alla raccolta differenziata". E’ quello che accade se si cambia la prospettiva, se la comunicazione pubblica scende in campo contro l’esclusione sociale.

Lo racconta uno spot televisivo realizzato nell’ambito del progetto europeo Social Exclusion da Pub Lab, il laboratorio degli studenti e laureati della Laurea specialistica in Comunicazione Pubblica dell’Ateneo. Si tratta di uno dei risultati di un lavoro di studio e ricerca che, durato 12 mesi, ha coinvolto enti e istituzioni.

"Dal Comune alla Regione, dalla Provincia all’Ausl, passando per Forum metropolitano, Consulta permante, Legacoop - spiega il Project manager Nicoletta Ratini", durante l’evento di chiusura del progetto, per il quale sono stati spesi 98.461 euro di cui 78.461 finanziati dalla comunità europea.

Facendo della lotta all’esclusione uno dei temi principali della politica sociale, il Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 ha infatti riconosciuto che la povertà e l’esclusione avevano raggiunto in Europa un livello inaccettabile. Di qui una serie di progetti e campagne tra cui questa, nata con l’obiettivo di sensibilizzare il grande pubblico ma anche gli attori coinvolti (dalle autorità ai media, degli organismi locali alle associazioni di volontariato) alla strategia e agli obiettivi del Consiglio europeo.


Una serie di cantieri tematici, da ottobre a novembre, hanno analizzato alcuni nodi tematici del tema dell’esclusione da diversi punti di vista. Gli studenti del dipartimento di comunicazione hanno presto parte ai cantieri e analizzandone temi e problemi, e traendone spunto, come hanno spiegato Diego Botta e Andrea Segre, per la campagna di comunicazione.

"Un’avventura comunicativa – ha detto in apertura Pina Lalli, presidente del Corso di laurea facendo un quadro teorico, - che ha dimostrato come la comunicazione possa avere la funzione di gatekeeper". Possa cioè essere a guardia di un cancello che facilita o ostacola l’inclusione. Dall’analisi dei modi in cui ridurre la complessità attraverso slogan agli strumenti messi in atto per evitare una vera e propria "pornografia della sofferenza". Il tutto adottando sempre un’ottica multistrategica e comprendendo a fondo che obiettivi di questo tipo, di impatto sociale, non si raggiungono con azioni isolate, e neppure con la fretta.

La campagna di comunicazione, oltre allo spot televisivo (con la regia di Andrea Segre e Luca Rosini) comprende anche uno spot radiofonico (realizzato con la collaborazione di Radio Città del Capo), un manifesto e un logo alla cui creazione hanno preso parte i ragazzi dell’Istituto di grafica pubblicitaria Aldini Sirani.